L'apparecchio incrociava fra la superstite basilica che afferma nella solitudine l'immortale gloria di Roma e l'isoletta antichissima, foggiata come avanguardia di Venezia, protesa a fissare le insenature «ove, prima o poi, giungeranno i nostri reggimenti e le nostre bandiere».
Poi scese la sera di guerra: tambureggiamento di artiglierie, indagini nel cielo di razzi e di proiettori dalle linee non lontane: i veterani della squadriglia parlavano con linguaggio pacato, semplice, delle imprese compiute e da compiere. Passavano nei loro racconti e nei loro progetti cenni austeri, sereni a combattimenti aerei, cenni a drammatici voli notturni fra le inimicizie del cielo e del mare e le insidie delle artiglierie e dei proiettori (uno dei veterani era sbandato sul lato sinistro per un paio di costole compromesse durante un tempestoso ammaraggio notturno, un altro era fregiato da una cicatrice in fronte per un egual ritorno).
Tornavano alla memoria certe notti d'ansia per apparecchi che non riapparivano, vaganti per il mare o trattenuti da una secca, mentre rapide, minuscole unità li andavano cercando. Col muto linguaggio delle segnalazioni luminose, idrovolanti e motoscafi si erano ritrovati mentre le prime rose dell'alba si spargevano sulla gioia del ricupero, della salvezza, della missione felicemente compiuta. E i veterani della squadriglia si mostravano esperti della opposta, visibilissima costa militarmente nemica, ma psicologicamente sorella, nei suoi armamenti, nei suoi obbiettivi vulnerabili. Ognuno di essi ne aveva battuto a fuoco una zona bellica e rievocava un suo apparecchio avversario fugato o colpito.
Il sopraggiunto aquilotto, che aveva ascoltato attonito e con un segreto germogliare di emulazione, fu all'indomani portato in volo da un'aquila dagli esperti artigli, nel cielo delle battaglie, tra le prime raffiche della fredda, ostile bora. E non appena l'idrovolante si fu slanciato dalle onde, apparve la magica curva verso cui si protendono le ansie italiche. La città bramata, in cospetto del mare conteso, degradante dai colli al mare, diffusa fra il candido castello imperiale e la baia un tempo operosa, era irrorata di luce dal primo sole e tendeva i suoi moli come braccia supplichevoli.
L'aquilotto si alzò in segno di saluto figliale e di muto proponimento. Poi il suo sguardo si volse al fiume famoso e alle tragiche ondulazioni d'oltre fiume. Sembrava che in questo dominio della guerra pesasse la solitudine, se improvvisi fiocchi di fumo, simili a minuscoli cirri radenti il terreno, non avessero affermato le ostilità. Laggiù, nell'irregolare, bizzarra maglia delle trincee sottilissime, nel picchiettio dei baraccamenti erano invisibili le nostre armate....
Ma quando si trattò di attuare i fieri proponimenti, il nuovo pilota s'avvide che i veterani della squadriglia lo avevano involontariamente posto nell'imbarazzo descrivendo le loro gesta straordinarie con una semplicità impressionante e non corrispondente alle autentiche difficoltà ed alle severe caratteristiche atmosferiche, topografiche e belliche dell'ambiente in cui queste gesta s'erano svolte. Il nuovo arrivato, colmo di ammirazione per gli altri e diffidente di sè, intraprese una rude battaglia contro la propria inesperienza: ammaraggi conclusi contro un palo di canale per un insospettato colpo di vento al fianco, partenze e arrivi ingaggiati — con illegittima disinvoltura e conclusi fra ansie — in mare fra violenti sbalzi di onda in onda.
Una delle circostanze più considerate dai novizii nella squadriglia che Gabriele d'Annunzio definì L'Ala estrema d'Italia era l'eccezionale vicinanza fra la squadriglia stessa e la costa nemica dai cui semafori potevano essere vedute persino le partenze dei nostri idrovolanti. Anche un modesto volo di esercizio presentava la possibilità di trasformarsi in un volo di guerra. Era sempre non superflua precauzione partire con la mitragliatrice. A cinquecento metri, anche restando sulla verticale della squadriglia, pareva già d'essere in casa del nemico: altri cinque minuti di volo e la costa avversaria era raggiunta. Allorchè occorreva conseguire una quota alta prima di operare, era necessario puntare l'apparecchio dalla parte opposta a quella del nemico. Da una breve gita aerea si poteva ricavare una sommaria cronaca della vita di Trieste: — Oggi Trieste era tutta imbandierata. Che cosa essi avranno avuto da festeggiare?
Da un nostro semaforo era divenuto interessante un signore con la barba che in ogni soleggiato, terso pomeriggio, alle 17, appariva davanti la chiesa di Pirano a passeggiare. Col cannocchiale lo si distingueva benissimo. Soltanto si discuteva il colore della barba: bruna? bionda? grigia? — La proprietaria del villino in cui risiedevano gli ufficiali aveva potuto accorgersi col binoccolo, stando a Prosecco, fra Duino e Trieste, che il suo giardino di Grado era tenuto con cura. (Lo scrisse in una lettera mandata traverso la Svizzera ad una sua conoscente di Grado).
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Primo volo di guerra: ricognizione sulle linee e lungo la costa nemica. Serve al pilota per abituarsi all'atmosfera bellica. Il comandante gli spiega: — Lei va lassù a montare di sentinella, a esplorare le retrovie nemiche. — L'esito del volo dipende dagl'incontri che si fanno. Occhio. Giunto il pilota ad alta quota una delusione: il mare. Il novizio immaginava di dominare da una grande altezza chi sa quale sconfinata estensione marina. Viceversa dopo i mille metri già la linea esatta che separa il mare dal cielo, e che a terra dà l'idea dell'infinito, è cancellata da una foschìa la cui tinta confonde le due immensità componendone una cavità sola, insignificante come la nebbia. Il pilota non ottiene dal mare alcun punto di riferimento per giudicare la posizione dell'apparecchio. Se non trova qualche nave randagia che si presti, anche se ridotta a una lineetta nera, si volge ansiosamente alla costa perchè abbia la cortesia di offrirgli una foce, una collina, una città per stabilire un confronto fra il punto terrestre e l'idrovolante. È il figlio che cerca la madre: quando la trova riacquista tutta la sua padronanza. Ma neppure il cielo nega il suo aiuto; è sufficiente una nube perchè il pilota possa orientarsi e regolare l'andamento dell'apparecchio.