Ma si vede il fondo del mare? domandano i profani agli aviatori. Il mare è mutevole: dopo un maraglione appare torbido, giallastro e occulta le insidie. Quando è calma piatta l'acqua fa specchio e lo sguardo dai 600 ai 1000 metri può meglio indagare verso il fondo. I sommergibili debbono abbassarsi per varie decine di metri per confondere il loro dorso nero col fondo del mare: scorti dall'alto sembrano travi.

Una mattina un idrovolante fu inviato alla ricerca di un sommergibile nostro che partito quattro giorni prima per una missione la quale non doveva oltrepassare le 48 ore, non era rientrato. Disponeva di un'autonomia di quattro giorni e mezzo. Nella giornata precedente non era stato possibile provvedere alla sua ricerca con mezzi aerei, causa una tempesta. Certo il battello si era rifugiato durante la tempesta in fondo al mare. Ma in quella quarta mattina doveva essere tornato alla superficie perchè il mare e il cielo erano placati: scadevano le ultime ore della sua autonomia.

L'idrovolante seguendo la rotta data al battello per il ritorno, rimanendo a 600 metri e traversando pigre folate di foschìa, rimaste a vagare come scia della tempesta fugata, procedeva verso l'alto mare. L'osservatore e il pilota tra un'occhiata e l'altra alla bussola, esploravano accuratamente il mare. Già trenta miglia erano state percorse e nessun punto nero aveva rotto l'uniformità immensa, la quale in quella mattina di fraterna, amorevole ricerca, diffondeva un profondo senso di desolazione.

Poichè il punto d'incontro si presumeva non oltre il trentesimo miglio, il velivolo rivolse la prua verso terra e fu durante il ritorno che un'ombra nera apparve nella trasparenza dell'acqua. Il pilota e l'osservatore si scambiarono uno sguardo denso di speranze. Il pilota, diminuendo la forza del motore e abbassando l'apparecchio, iniziò una spirale che aveva per centro l'ombra nera la quale con la diminuzione della quota acquistava più evidenza. Effettivamente si trattava di un sommergibile. Ma nostro? Ma quello che si cercava?

Il battello tra un rigoglìo di spume veniva a galla intanto che l'aereo continuava a roteargli intorno. Le sue caratteristiche corrispondevano esattamente a quelle del sommergibile ricercato. La torretta si scoperse con lo stesso gesto di un individuo che si toglie il cappello. Ne spuntarono due omini che si sbracciarono in frenetici saluti, mentre l'osservatore proteso dallo scafo dell'idrovolante, come un oratore enfatico, rispondeva dimenando le braccia. Il velivolo si pose a cinquanta metri dal sommergibile. I reduci dal cielo e i reduci dal fondo del mare si salutarono con quella piena fraternità che si sviluppa tra uomini avvolti da rischi e da solitudini.

— Che cosa vi è accaduto?

— Ieri tempesta, poi stamane avaria a bordo. Stiamo riparando.

— Potrete rientrare con i vostri mezzi?

— Calcoliamo fra un'ora.

L'idrovolante ripartì verso il semaforo della base su cui dall'osservatore fu gettato il messaggio nel quale s'indicava il punto ove il battello era emerso. Dieci minuti dopo fu visto un cacciatorpediniere uscire incontro al sommergibile. E l'aereo tornò sui due galleggianti per proteggerli. Altre siluranti nel frattempo erano spuntate sulla rotta: scortavano rimorchiatori.