Rimani dunque sulla tua proprietà,
Tienti l’erba, che tu hai piantato.
Qui il mago manifesta il desiderio di rimanere tranquillo sulla sua terra e fa delle minaccie, dicendo di essere un mago, a cui ubbidiscono anche le malattie. Il ladro allora gli tiene un lungo discorso, nel quale gli dice fra le altre cose: O povero mago, rendi i deboli debolissimi, ma non me. In figura di uno scoiattolo, io posso correre su e giù per gli alberi e tu non mi puoi ammazzare. Io faccio cadere un albero sopra di te e tu rimani preso, o mago; mentre io, che sono il ladro, divento padrone dell’erba e delle piante. Povero uomo, non farti un Dio sulla terra; nei nostri canti tu non figuri che come un falso Dio. Tu mi tieni per un ladro; ebbene il ladro ti cambierà in fumo(?). Allora il canto continua:
Il ladro e il mago lottano,
Essi sen vanno
Per fiumi e per laghi,
Essi si arrampicano sugli alberi o sulle roccie.
I vecchi hanno cantato
I fatti singolari del mago.
Il tempo viene, il tempo passa,