Il primo giovane piacente, che ti guarda negli occhi e cogli occhi suoi ti dice d'amarti, ti piace anche soltanto perchè ti guarda a quel modo e tu sei disposta a trovarlo bello e buono e perfetto.
Egli incomincia subito e involontariamente a farsi più bello, più buono, più perfetto; per piacerti, per conquistarti, per guadagnarsi il tuo amore.
E tu dal canto tuo colla poesia della giovinezza accresci ancora di tuo la sua falsa bellezza; e senza saperlo vi ingannate a vicenda.
E poi quando al suo ti amo, rispondi a lui colla stessa sua parola, ti trovi legata colla solennità di una promessa, fors'anche di un giuramento.
L'amor proprio allora si associa all'amore, e non c'è lima che possa intaccare la catena che ti sei legata al tuo piede. Se ti accorgessi troppo tardi di esserti ingannata, lotteresti con tutte le tue forze contro la ragione, che vorrebbe illuminarti. Saresti capace non solo di chiuder gli occhi, ma anche di accecarti per non vedere la verità. Poveretta, saresti schiava per opera delle stesse tue mani.
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Lascia dunque che il giovane ti dica cento volte: ti amo; prima che tu gli risponda colle stesse due parole, ch'egli con ardente impazienza aspetta dal tuo labbro.
Anzi fa di meglio: impediscigli col tuo contegno ch'egli dica quelle parole, e se nel calore dell'ammirazione le dicesse, non lasciargliele dire una seconda volta.
In ciò le donne sono maestre e tu potresti dar lezione a me.
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