Il giovane era di Perugia e là erano andati i due spensierati, anche perchè in quell'Università egli avrebbe potuto continuare i suoi studii e laurearsi; ma invece abbandonati a sè e al loro amore avevano in un anno assottigliato della metà il loro piccolo capitale e si erano trovati senza quattrini e quel ch'è peggio senz'amore.

Le strettezze economiche avevano inasprito il carattere volgare e vigliacco del marito; ed egli trovava ogni giorno un pretesto per far delle scene alla sua compagna. Era lei, che amava il lusso e non sapeva dirigere la casa: era lei, che li aveva rovinati…. L'amore fisico li riconciliava talvolta; ma le crudeli torture della miseria facevano durare ben poco il cielo sereno in quella casa, dove scene e lagrime si succedevano come il vento e la pioggia in un mese di marzo, che non finisse mai.

Era una vita d'inferno quella che passava a Perugia la povera
Maria, ed essa era venuta a Firenze per confortarsi coll'amica
Emma e chieder consiglio ai genitori.

*
* *

Quando Maria ebbe finito, cominciò Emma e brevemente le espose il suo caso di coscienza.

Maria non la lasciò neppur finire, perchè, con una strana violenza, le disse:

—Emma, sposa subito il marchese di Acquafredda.

—Ma io non lo amo, ma egli ha sessant'anni….

—Che importa? Che importa? Ha dei milioni e ti farà felice. Avrai una carrozza, ville, bagnature…. viaggerai. Egli dovrà farsi perdonare troppe cose, per non esser teco il più cortese cavaliere di questo mondo e farà sempre quel che tu vorrai…. Per carità, segui il mio consiglio, sposa il Marchese…. E poi, e poi non ci pensi? Diventi, una marchesa anche tu; avrai sulle tue carrozze, sui tuoi fazzoletti, da per tutto una corona fiorita. Anche questo è bello!

—Maria, tu fai la celia, tu ti ridi di me. Lo sposeresti tu, se fossi ancora ragazza?