L'assassino ha i proprii avvocati; la moglie non può e non deve averne. L'infallibilità del marito nelle faccende domestiche, grandi e piccine, è un dogma, indiscutibile e sacro come quello dell'infallibilità papale.

In questa forma di tirannia l'ingiustizia, la prepotenza, il capriccio piglian forme pigmee, associando l'assurdo al ridicolo; il pretensioso al grottesco.

La donna o si ribella o tace: una cosa peggiore dell'altra.

Se la donna si ribella e si mostra più forte del tiranno, il marito è vinto e abbiamo una tirannia peggiore della virile, la femminile. Se le forze si equilibrano, avvicendandosi nelle vittorie e nelle sconfìtte, abbiamo la guerra in permanenza, come chi dicesse l'inferno in casa.

Se la donna tace, o perchè molto debole o perchè ipocrita, distilla dall'alambicco del cuore nel segreto della sua stanza lagrime amare, che solcano l'anima e coltivano la vendetta; tanto più feroce e crudele, quanto più lenta e meditata.

Quante volte una donna, che sarebbe morta innocente e pura, ha disonorato il marito per puro bisogno di vendetta, e in un'ora di voluttà colpevole e forse falsa, ha mormorato queste parole feroci dirette a un ben noto indirizzo:

Prendi, carino, questo è per te!

È così facile invece comandare secondo giustizia e secondo ragione e senza far sentire mai il peso della propria autorità!

Marito e moglie devono discutere, deliberare sempre insieme e senza che nessuno ubbidisca o comandi.

Nelle questioni poco importanti poi, in quelle, in cui il sì e il no son tanto vicini da toccarsi e quasi da confondersi, l'uomo mostra la sua superiorità, cedendo sempre alla moglie, che per esser donna ha già tante ragioni di umiliazioni e di dolori nella vita sociale. Essa ci è tanto riconoscente di queste concessioni!