—Signor conte, sono le undici!
Una voce sonnacchiosa e un po' indispettita risponde:
—Sta bene, Carlo, ritorna fra mezz'ora.
Alle undici e mezzo il giovane conte si è di nuovo addormentato e un secondo picchio all'uscio lo risveglia una seconda volta.
—Sta bene, sta bene, mi alzo.
Ma alle undici e tre quarti il cameriere non ha ancora udito il campanello, che deve chiamarlo a vestire il giovane patrizio.
La colazione è già servita. La famiglia è tutta a tavola, ma il conte non si vede.
Ha dovuto alzarsi di furia, vestirsi di furia, lavarsi male, e con un quarto d'ora di ritardo finalmente è seduto a tavola anche lui, salutato freddamente con un'aria di rimprovero generale.
Egli però è abituato da un pezzo a quei muti rimproveri.
Mangia con poco appetito, sbadiglia ancora fra un piatto e l'altro e non si risveglia del tutto, che dopo aver preso il caffè.