Se tu sposi un banchiere, ch'egli tenga pure la cassa forte, ma tu sii per lui, per essa la chiave che la difende.
IL MARITO INDUSTRIALE.
In una gerarchia che mi son fatto io stesso per mio uso e consumo, ma che non ha rapporto alcuno coi responsi della Consulta araldica nè col famoso decreto del Menabrea, che metteva i professori in ottava linea, io metto l'industriale molto al disopra del negoziante ed anche del banchiere.
Il negoziante compra e vende, l'industriale produce.
Il negoziante prende da una mano e mette nell'altra, cercando che in questo passaggio una parte (la più grossa possibile) rimanga nella sua.
L'industriale è un creatore: plasma la materia e le dà nuova forma, adopera le mani sue, quelle dei suoi operai, quelle delle macchine, e quando riesce a far cose nuove o a far meglio e più presto d'un altro una cosa vecchia, arricchisce sè e il proprio paese.
Dio volesse che tu sposassi un'industriale!
Ma nel nostro paese ne abbiamo tanto pochi, che sarà assai difficile che tu lo trovi, e che sia degno di te e a modo mio.
L'industriale deve essere un alleato dei suoi operai, non un parassita del lavoro altrui: deve essere il loro amico, non il loro tiranno.
Ogni giorno, ogni ora del giorno deve ricordarsi, che il gran problema dell'associazione del capitale e del lavoro non è punto risolto, e che sono gli industriali i primi, che devono concorrere alla sua soluzione equa e pronta.