Ed il secondo:

Qui meminit calidae sapiat quid vulva culinae.

Non solo i Romani, ma anche gli Etruschi, gli antichissimi Greci ebbero l’uso di immolar le porchette nelle nozze, assicurandoci Varrone che la porca uccidevasi non solo nella alleanza de’ Regi, ma eziandio dai Magnati di Etruria in principio dello loro nozze, nelle quali moglie e marito immolavano la porca; dagli antichissimi popoli del Lazio prima dei Romani; e Varrone ne rende le doppie ragioni. La prima perchè dovevasi la Porca immolare nelle alleanze, e lo sposalizio è l’alleanza legittima e perpetua di un maschio con una femmina, definizione che Baldo istesso non saprebbe migliorare; la seconda per la ragione mistica di sua fecondità. Auguravasi così alla sposa che fosse feconda; ed immolavasi come animale alla Cipria Dea assai devoto: Mactatabur Porca non modo quia omnium animalium maxime in Venerem prona est, sed etiam ut nupta in suscipiendis liberis foecunda esset ut scropha, quæ olim inventa est sub ilicibus, la quale fece tanti figli in una volta, come dice Virgilio:

........... Ingens inventa sub ilicibus Sus

Triginta capitum foetus enixa.

I Romani pertanto come gli Argivi ed i Re, e potenti dell’Etruria, nelle nozze a Venere dea della voluttà la porca sacrificavano, come altri la sacrificavano alla sorocchia di Giove, cioè a Giunone Iugale, nel cingere la Zona alle nuove spose, per significare l’amore coniugale ove fu anche appellata la porchetta Sacrificium Nuptiale ed io scommetterei (dice sempre il dotto canonico) un pescennio nigro che l’uso di chiamare oggidì le Nozze il giorno, in cui si mangian le primizie del porco frescamente ucciso, deriva da questi sacrifizi nuziali antichi, indispensabili a tutti gli sposalizii. Se poi questa porchetta fosse la famosa nuziale pietanza detta Nuptialis o Nuptialicus, su cui si son rotte lo teste tanti antiquari, a me non appartiene il definirlo, benchè inclini a crederlo.

«Fastosi andar dobbiamo noi, che nei nostri paesi (dice il canonico riminese) conservata abbiamo un eroica vivanda, che altrove comunemente non usasi e che nulla ha di comune coll’antica napoletana porchetta o con quella della soppressa famosissima bolognese birrichinaglia[18], ma che è totalmente antica, totalmente nobile, totalmente nostra propria....»

Fu Enea il primo che ai Lari sagrificò la scrofa coi figli, al dire di Dionigi di Alicarnasso presso il Grenovio T. vii. col. 165. Furono anche detti perciò Lares Grundiles. Orazio (III. 23):

Si thure placaris, et horna

Fruge Lares, avidaque Porca