sia comun l'allegria,
daran per prima recita
la soppressione dell'Antologia.
L'attitudine della riunione — continuava il Chiarini — in conferire a voce sommessa ed in capannelli, aveva fatto nascere a chi non era inteso del segreto, che si trattasse da costoro di complottare per qualche disordine...„.[1259]
Il felice epigramma è giunto fino a noi legato al nome del Giusti: anzi, in qualche edizione delle poesie di lui, si rinviene con qualche lieve variante. Il Giusti lo pone[1260], è pur vero, tra le composizioni “fatte da altri„, e nella lettera ad Atto Vannucci protesta[1261] “piú specialmente„ che non gli appartiene: ma a me verrebbe gran voglia di non dare gran peso alla sua rinuncia, e perché nella lettera al Vannucci egli, gravemente infermo, mirava alla sua fama co 'l riconoscere per suoi soli que' versi che non gli paressero indegni; e perché il brano riferito dall'editore, è appena un abbozzo di prefazione (cosí che nulla ci vieta pensare che il Giusti avrebbe in séguito potuto prendere in collo anche quel “povero orfano vagabondo„); e perché, in fine, altre volte il poeta si schermí di avere dato la luce a' suoi proprî figliuoli. Al quale proposito rammento, che a me il professore Guido Mazzoni (godevo io ch'egli nell'idea mia convenisse), cortesemente mostrando un quadernetto ove erano da gran tempo raccolti molti versi del Giusti, in qualche parte diversi da quelli che furono poi pubblicati, e con istrofe e componimenti interi non noti; il Mazzoni additava, in sostegno della comune opinione, l'epigramma su l'Antologia riportato nel suo prezioso quaderno. Può questa, se vuolsi, non essere indiscutibile prova: io per me penso che al Giusti, cosí vicino a Firenze, non poté essere ignota la soppressione del giornale, e che que' versi non sono indegni di lui.
Poco dopo soppressa l'Antologia, una sottoscrizione fu fatta in Livorno per sovvenire a' bisogni degli stampatori della stamperia Pezzati; la quale soscrizione fruttò 423 lire: una ne fu fatta in Firenze, di 1500 paoli, dall'avvocato Salvagnoli, dal professore Zannetti, dal marchese Ridolfi e dal conte Guicciardini. Cosí che al Vieusseux “gli orfani dell'Antologia„ scrissero[1262] una lettera di affettuosa riconoscenza. E mentre in Firenze e fuor di Firenze, per essere notissimo a tutti e per le amicizie che aveva sincere, il Vieusseux otteneva ancora soccorsi a quelli cui per tanti anni aveva sostenuta la vita; mentre con segni chiari, ma a lui poco accetti perché nemico di ogni violenza, si manifestava in Toscana il dispetto per l'ordine del granduca; in un articolo intitolato Quousque tandem, sgangheratamente la Voce della Verità plaudiva[1263] al principe, che aveva saputo “a tempo ritirare le concessioni e i favori„, aveva “sapientemente operato, sopprimendo un pestifero giornale che, allacciatasi la giornea dottrinaria, scagliava mazzate da orbo in fatto di Religione, di politica e di morale„. E terminava: “Pazienza? anzi contentezza, anzi giubilo per parte di tutti gli onesti e sensati Toscani, che da buon tempo invocavano il rovesciamento di questa novella torricciuola di Babele, ed ora gridano, come noi, per conchiusione: Omnes gentes, plaudite manibus„.
Né sazia ancora, pochi dí appresso, in una sottoscrizione aperta in pro' de' bambini cinesi esposti a' cani, annunciava[1264] tra' soscrittori “Un fiorentino, ricco di miseria, in ringraziamento a Dio per la soppressa Antologia, e in riconoscenza al suo amatissimo sovrano, Ital. L. 7,50„: con la seguente lettera: “Quando lessi il vostro foglio n. 260 combinando nella mia testa le idee di Madri cinesi, di Cani, di Bambini, e quelle dei sinonimi Antologia, Collaboratori e Lettori inavveduti, dissi tra me: che diverso pensare!!! Il giornalista della Verità vuol far spendere delle somme per liberare dai morsi dei cani i Bambini Cinesi, e la grand'anima di Leopoldo II, senza farci spendere, anzi risparmiandoci spese, ha liberato noi e i nostri figliuoli dall'idrofobia, che ci cagionavano i morsi di quei cani arrabbiati che avete inteso„. Nella quale lettera, idrofoba veramente, non sarà certo sfuggito al lettore, che il maligno scrivente faceva nel suo pensiero e nella materiale disposizione delle parole, corrispondere alle madri Cinesi l'Antologia, la quale accogliva in sé i cani de' collaboratori, traendo in inganno i lettori inavveduti come bambini.
Non meno implacabile, la Voce della Ragione, temendo che per un pentimento improvviso il granduca revocasse il decreto, si affrettava a dire[1265]: “le smorfie di un pentimento bugiardo non deluderanno la saviezza di un monarca che ha consumata tutta la sua tolleranza...; il popolo piú gentile e piú buono d'Europa non sarà il trastullo e la vittima della cabala congiurata; il verdore delle fronde non garantirà quella pianta che alletta colla frescura dell'ombra e uccide col veleno dei frutti; e la spada dell'Unto di Dio non risparmierà i pingui armenti degli Amaleciti. Percute Amalec, et demolire universa eius„. E giorni dopo, malignamente insinuando che egli stesso, il Vieusseux, fosse l'autore del bollettino del 28 marzo (benché piú ancora malignamente dicesse che non intendeva addebitarne i compilatori del giornale), e di quel bollettino combattendo frase per frase, affermava[1266] che gli articoli dell'Antologia, originali, sembravano “un intrigo, un labirinto, o piuttosto un fumo o una nebbia che toglievano il lume dagli occhi e imbriacavano il cervello„; che la rivista letteraria era “sommamente sospetta„ perché “non sempre i redattori avevano letto i libri dei quali davano ragione„; e che l'Antologia “serviva mirabilmente a propagare le seduzioni fra i popoli d'Italia, porgendo avvelenate e micidiali bevande in vasi ben dipinti e bene indorati„. Il che (e riprendevano una frase del bollettino) non pareva che fosse “sostenere il lustro della letteratura italiana„. “Fortunatamente — continuava — l'Italia è piú lunga e piú larga della Toscana, e la questione presente si può accomodarla con le buone. L'Antologia, faccia il suo fagotto, e vada a sostenere il lustro in qualche altra contrada. Se troverà buona accoglienza l'Italia non avrà perduto niente, e se nessuno la vorrà per le gambe sarà segno che era una di quelle proprietà che tutti si affrettano a gettare fuori di casa„. De' quali discorsi la conchiusione era questa: “Il giorno 26 marzo sarà sempre un giorno di lieta ricordanza per tutti i galantuomini; la Voce della Verità anderà superba del suo trionfo„.
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Lasciamo un poco i trionfi e le rauche grida di quelli, che il Gherardini ebbe di lí a poco a chiamare[1267] “la colonia degli Ostrogoti„, e guardiamo come in Italia e fuori si accogliesse la notizia della soppressione dell'Antologia.