—Senta, signor capo guardia, non si potrebbe mica avere qualche sigaretta di quelle che mi hanno ritirate?

—Quest'altro, adesso! Vorrebbe la gallina e poi anche l'ovo. Vorrebbe farmi nascere la rivoluzione. Una sigaretta… guai se si sentisse il fumo…. Tutti gli altri vorrebbero fumare. Si starebbe freschi. Mancherebbe che ci fosse anche il permesso della sigaretta per far diventare il reclusorio uno spaccio di tabacchi.

Il direttore era stato in tutte le camerate a fare una specie di predicozzo sui doveri del condannato e a incoraggiare i reclusi a sperare nella grazia sovrana. Lo ascoltavano in silenzio, in piedi, tra una branda e l'altra, e lo lasciavano voltar fuori con dei viva l'amnistia! che forse lo facevano sorridere.

A noi non disse che qualche parola insignificante e non parlò, con deferenza, che col Chiesi, il quale sembrava nelle sue grazie. Io lo vedo ancora passarci in rivista col cappello calcato in testa, col bavero del paltò alzato e con le mani in tasca. Col suo sguardo truce e la sua voce da terrorizzatore, non mi invogliava a vederlo, tra noi, per un pezzo.

Noi poi, escluso sempre il Chiesi, non avevamo ragione di essergli riconoscenti. A Federici aveva negato parecchie cose che lo avevano fatto imbestialire più di una volta. A Lazzari aveva fatto sequestrare tutti i suoi disegni dopo che erano stati finiti. Tra gli altri eravi un don Davide vestito da galeotto e alcune guardie alla nostra cancellata, che avrebbero potuto illustrare qualche pagina del mio libro. A me non lasciò mai scrivere una lettera senza farmela copiare e ricopiare per delle inezie o delle parole contrarie al suo gusto letterario. A don Davide ne fece di quelle da farlo venire di sopra con gli occhi pieni di pianto.

Una volta che il direttore dell'Osservatore Cattolico si era permesso di mettere, per distrazione, le dita sulla scrivania del direttore, il signor Reoboamo Codebò gli disse in tono grave:

—2557, tenete giù le mani!

Un'altra volta…. Ma non ricordo più bene il perchè. So che gli si doveva comunicare qualche risposta ministeriale a una sua domanda e che la comunicazione gli era stata fatta in un modo brutale o da fargli capire ch'egli non era più che un numero di matricola.

Eravamo nel periodo della fame, quando stavamo in piedi con la pagnotta e la minestra. Noi eravamo già tutti intorno la panca che ci serviva da tavola. Ritornò di sopra con la faccia che pareva un temporale.

—Che cosa vi è accaduto?