Il suo numero di matricola era il 2107.

Prima dell'attore veniva da noi, col libro della spesa e il calamaio attaccato per un lembo di pelle al bottone della giacca, uno scrivanello che aveva ammazzato un carabiniere il quale lo aveva sorpreso a svaligiare una carbona (casa) fuori di porta Magenta. L'omicidio gli aveva dato modo di rimanere fuori dalle unghie della giustizia per parecchi mesi. Ma la gatta, anche dopo una paura maledetta, va al lardo fin che vi lascia lo zampino. E un bel giorno lo agguantarono con degli altri ladri o degli altri grassatori e lo mandarono in galera con una sentenza di vent'anni.

Era recidivo, qualche colpo gli era andato bene e sapeva adattarsi all'ambiente in un modo meraviglioso. Quando la direzione non lo imbestialiva coi conti che gli aveva affidato, non si accorgeva di essere in un reclusorio. Lasciava l'ufficio verso mezzanotte e dalla spia della nostra camerata lo rivedevamo al lavoro prima delle quattro.

Qualche volta, se la guardia che lo accompagnava non gli era vicino, gli dicevo che faceva male a lavorare tante ore in un periodo in cui gli operai che mangiano meglio si agitavano per un orario quotidiano di otto. Vi ammalerete e andrete al cimitero senza rivedere Milano.

Mi rispose che stava meglio in ufficio che in infermeria, ove poteva coricarsi e alzarsi presto senza svegliare alcuno. L'infermeria è uno stanzone lunghissimo con delle finestre libere dai cassoni e con due filate di letti quasi sempre vôti.

—Come, vi lamentate di dormire sulla materassa?

—Non mi lamento, ma lei non sa….

—Datemi del voi, gli dissi celiando. Sapete bene che il regolamento proibisce ai detenuti di servirsi di un pronome che non sia di seconda persona plurale.

—Giusto, voi non sapete che in letto—anche sulla materassa—sto male. È l'unica cosa alla quale non sono mai riuscito ad abituarmi. Il galeotto è incatenato alla branda. Ora, mettetevi nella mia posizione, e vedrete che darete la preferenza al pisolino sulla scranna dello scrivanello. La lunghezza della catena non mi permette che di mettere il piede in terra dalla parte dell'anello e di rimanere, se non voglio scorticarmi, in una posizione supina. Il letto, per me, è una tortura.

Fu lui che ci iniziò ai pasti dei peperoni, dei pomidori, dell'insalata di cipolle e di patate coll'aglio e di fagiolini tirati fuori dalla pasta del convento, quando la minestra era coi fagioli.