«Stanotte sono stato svegliato da un grido acuto di qualcuno che stava male nella camerata al dorso della nostra. Non ci ha lasciato più dormire. Aveva il rantolo bronchiale ed emetteva gemiti che si ripetevano anche dopo che la guardia gli vociava dalla spia:
—«Fate silenzio, che domani andrete dal medico!
«Un compagno deve averlo soccorso con una goccia d'acqua. Ho sentito i suoi piedi nudi che correvano da una parte all'altra.
«Come deve essere triste morire in questo luogo!
«La luce misurata dai cassoni alle finestre finisce per indebolirci la vista. A me si è dilatata la pupilla e Lazzari si lamenta di non avere un paio d'occhiali. L'indebolimento gli ha come paralizzato i nervi ottici.
«Alla domenica c'è sempre speranza di rifarsi lo stomaco con una gamella di brodo e 250 grammi di carne. È sovente una grande disillusione. Più di una volta si è obbligati a sbattere via tutto. Il brodo è grasso con gli occhi dell'olio alla superficie che fanno venir voglia di vomitare, o è magro come l'acqua bollente. Manca sempre di sale. Quello di stamane vale un fico secco. La carne è peggiore. La carne di questa domenica è squamosa, sciapita, dura come il corame. L'ho voltata e rivoltata sotto i denti senza riuscire a masticarla. Pazienza, aspetterò quella di domenica ventura. Siamo sotto l'azione del regime forcaiolo da qualche mese e non abbiamo veduto neppur l'ombra della commissione. Questi signori, che assumono una carica così importante e poi la trascurano, meriterebbero un po' di reclusione. La loro assenza dovrebbe essere considerata un delitto. Ah, se fossi io il loro giudice! Farei mozzar loro le orecchie come ai tempi della buona Elisabetta.
«Il pane di stamane è esecrabile. Sente dell'acido del lievito che ha tentato di farlo levare prestamente. Mi par di sentire il gesso sotto i denti. La mollica umida ha qua e là dei punti biancastri che rivelano la qualità infame della farina. Ghiglione ci consola dicendoci che prima, quando lo facevano i galeotti nello stabilimento, era più buono. Adesso, coll'appalto, è malcotto, pesante, indigeribile. L'indigestione di un pane come questo produce a tutti noi effetti straordinari. Sembra che ci fermenti nel ventre. Un'ora dopo ci sentiamo tutti gravidi. Lo si fa con una farina di quarta o quinta qualità e con poco o nessun glutine. Preferisco ancora la pagnotta che i signori danno ai cavalli.
«Anche i galeotti che lo mangiano da tanti anni se ne lamentano e farebbero un «fuori! fuori!» se non avessero paura di un rincrudimento di rigore. Sarei contento che una volta o l'altra mi si processasse per diffamazione. Io non domanderei che la testimonianza dei sei compagni della quinta camerata e il permesso di citare una cinquantina di galeotti e un centinaio di reclusi. Proverei come due e due fa quattro che la qualità del pane è infimissima e che alla reclusione si imbecillisce dalla fame. Sarebbe uno dei processi più emozionanti di questo secolo.
«Ho trovato modo di eliminare la pasta dal mio cibo quotidiano. Non sapevo mandarne giù che qualche cucchiaiata e con ripugnanza. Un galeotto mi ha raccontato ch'egli vive da anni con l'insalata di patate e cipolle. Mi sono messo sulle sue pedate una settimana e non mi trovo malcontento. Qualche volta mi sento sazio. Le patate potrebbero però esser più buone. Ne butto via una su tre. Si vede che sono il rifiuto delle corbe. Quasi tutti ci siamo dati all'insalata di patate e cipolle. L'olio è troppo cattivo e peserebbe troppo sui miei trentacinque centesimi. La condisco col sale e coll'aceto. Più di una volta vi aggiungiamo i fagiuoli che troviamo nella minestra di pasta. Sono fagiuoli bianchi. Compero pure qualche spicchio d'aglio. Ho dovuto eliminare definitivamente anche il pane. Non potevo più ingoiarlo. Abbiamo protestato sovente e qualcuno di noi se ne lamentò col direttore e col sottocapo. Ma all'indomani ritorna peggio di prima. C'è stato un giorno che non lo si volle in nessuna camerata. Molti rifiutanti vennero castigati con della cella di rigore. In prigione non si sa come fare. Se si protesta si è puniti e se non si richiama con questa misura l'attenzione dell'autorità carcerarie, si mangia come bestie.
«Tutto il mio essere sta in piedi con trentacinque centesimi al giorno. Ecco come li ho spesi stamane. Ho comperato cinque centesimi di sapone, dieci di pane bianco, cinque di patate, tre di cipolle, due d'aglio, tre di sale, cinque di fichi secchi e due di carta per la pulizia. La carta per i bisogni corporali e il sapone non dovrebbero essere a spese del condannato. Come? volete educarmi, e mi impedite di tenermi pulito e di lavarmi come si lavano tutti i cristiani! I fichi secchi ho dovuto gettarli nelle immondizie che raccogliamo nell'angolo. Li aprivo, e uscivano i bachi. Don Davide, mi fece dimenticare i fichi con un motto latino. Sursum corda. Sit gressus ad superiora; melius est ascendere. In alto i cuori. Volgiamo i passi alle regioni superiori; è miglior cosa salire.