«Per il R. Commissario
«IL COLONNELLO RAGNI.»
Conosco quasi tutti i reporters al nostro processo. Il più vecchio è probabilmente Leopoldo Bignami, qui per la Stampa di Torino. Quando scriveva per il Pungolo di Leone Fortis era fegatoso e io lo chiamavo un latrinista della penna. Adesso mi pare si sia modificato. Non voglio offendere nessuno. Ma credo che il più illustre tra loro sia l'A. G. Bianchi, del Corriere della Sera. Da semplice reporter di fatti cittadini è diventato uno dei più distinti scrittori di criminologia. Tra i molti suoi libri, conosco il Mondo criminale italiano, scritto con Ferrero e Sighele, e il Romanzo di un delinquente nato. Pochi possono aspirare al suo avvenire. La bontà di Giuseppe Bolognesi è proverbiale. È la testa dell'Associazione lombarda dei giornalisti. Le ha dedicato più tempo che tutti i giornalisti presi assieme. Se volete vederlo in collera, toccategli la sua istituzione. È cronista della Lombardia (ora del Tempo) da quindici anni. Qui al Tribunale rappresenta il Popolo Romano, L'Adige, il Resto del Carlino e la Nazione. Non conosco l'avv. cav. Usigli della Gazzetta di Venezia, il giornale più forcaiolo d'Italia. Mi si dice che l'Usigli, assistendo al processo, da mangia-giornalisti sia diventato uno dei difensori degli imputati. Non ho modo di constatarlo. Vedo là in fondo il professore di stenografia Nicoletti che lavora senza alzare gli occhi. È lui che stenografa, parola per parola, tutto il processo per i Tribunali divenuti quotidiani. Il redattore capo della Perseveranza è il cav. Bignami. Non so se sia lui che abbia scritto certi trafiletti e certi articoli della Perseveranza. So che qui è considerato un lebbroso. Non c'è alcuno, neppure l'Usigli o il Moschino della Tribuna, che gli rivolga la parola. Lo si punisce coll'ostracismo. Gli è toccato sedere al tavolo dell'ispettore di questura. Se non è lui l'autore delle delazioni, doveva rinunciare al posto. Diamine, non si vive di solo pane. Mi dicono che il resoconto della Perseveranza lo faccia l'avv. Coridori e con una fedeltà che non trovate nelle altre colonne del giornale. Il secondo dei fotografati è il Tedeschi della Provincia di Brescia. L'Italo Bianchi è il cronista della Sera. È alto e magro più di ogni altro cronista milanese e lo si vede in mezzo agli avvenimenti cittadini come un affamato di notizie. È buono e gli si vuol bene. Ci sono parecchi caricaturisti, ma non conosco che il Biadene. È un ingegnere che si è innamorato del giornalismo. Ha la matita pronta e la penna che illustra le sue illustrazioni. Come caricaturista non ha ancora trovato la testa che lo faccia diventare celebre. Gould, caricaturando quella di Gladstone, è diventato famoso in una mattina. Non ricordo il nome dell'artista che è diventato mondiale coi tre capelli di Bismark. Al processo il Biadene rappresenta i Tribunali.
Vedo anche l'avv. Valdata, direttore di questo giornale. È il giornalista più coraggioso di queste giornate bestiali. È stato chiamato al Comando più d'una volta ed è stato minacciato della soppressione e del bavaglio due volte. Ma il direttore non è scappato e i Tribunali, fino all'ultimo momento della serie quotidiana e, più tardi, nei numeri della serie settimanale, non hanno mai cessato di mantenersi indipendenti e di far sentire ai Tribunali di guerra che razza di zibaldoni erano le loro sentenze.
La Lombardia mi ha fatto l'effetto di una vecchia sdentata. Non ha più sangue indosso. Il suo redattore al processo è l'avv. Desiderio Archinti. Quegli che gli è vicino è l'avv. Raspi, redattore del Commercio. So che è liberale. Ma non so dire l'atteggiamento del suo giornale, perchè non ho modo di leggerlo. L'altro in fondo è il Bevacqua, un buon ragazzo, ma un po' presuntuoso. Rappresenta la Provincia di Como ed è il critico teatrale del giornale La Sera.
INDICE.
Pag.
L'inverniciatore descrive il camerotto di S Fedele 7
Il soccorso 23
Il diario di un mese di Cellulare 35
Noterelle del mio amico di matricola, maggio 1898 60
La pagina intima del processo dei giornalisti 76
In vagone cellulare: viaggio notturno da Milano a Finalborgo
la notte dal 24 al 25 giugno 1898 89
L'arrivo al Reclusorio 97
Filippo Turati 103
Il cubicolo 116
Nella quinta camerata 124
Nequizie regolamentari—I pasti e le cimici 139
Don Davide Albertario 147
I forzati 154
Un fuori! fuori! 161
L'influenza dei sanguinari—I Frezza e i «mozzi» nostri amici 168
Callegari Sante 174
Studio galeottesco 179
Il condannato in traduzione 191
Anna Kuliscioff 203
Gli ultimi giorni dei deputati e dei giornalisti al Cellulare 209
La «colomba» e il linguaggio dei detenuti 219
Note autobiografiche del deputato Luigi De Andreis 226
Rivelazioni di un ergastolano 237
Carlo Romussi 270
La tristezza di Natale 280
Gustavo Chiesi 291
A Finalborgo studio degli altri galeotti 297
Fra i passatempi dei condannati 307
Costantino Lazzari 310
Si muore di fame 317
Achille Ghiglioni 342
Io e Federici ritorniamo a Finalborgo 344
I lavoratori della quinta camerata 349
Ulisse Cermenati 365
L'arresto dei redattori dell'Italia del Popolo
narrato da un testimonio 368
Al Tribunale di Guerra—Il primo Atto d'accusa, senza commenti 381
Il secondo Atto d'accusa 392
La sentenza contro i deputati 400
La sentenza nel processo dei giornalisti 406
I giornalisti che assistevano ai processi 412
Proprietà letteraria ed artistica riservata a sensi di legge.
ILLUSTRAZIONI
… si aggruppavano alle altre aggruppate nel largo in faccia
al bastione. (pag. 24). 25