La persona che parlava era invisibile. Si sentiva solamente che la sua voce era commossa.

A così poca distanza, eravamo già tutti stracchi morti per la posizione incomoda in cui ci teneva la celletta, per i ferri che ci avevano intormentite le braccia e per l'arsura che ci faceva dire a ogni minuto:

—Signori carabinieri, un po' d'acqua!

La voce dello sconosciuto ci era andata al cuore come una consolazione. C'era dunque qualcuno che pensava ai poveri diavoli che soffrivano. Romussi, interpretando il pensiero di tutti, con una voce che avrebbe impietosito i sassi, disse:

—Se ci potesse dare una gasosa!

Lo sconosciuto ci rispose con dei singulti.

Era troppo tardi. Il ristorante era chiuso e il treno stava per partire.

—Addio e coraggio! ci disse lo sconosciuto con degli altri singhiozzi.

Lungo questo viaggio indimenticabile ci domandavamo di tanto in tanto l'un l'altro se eravamo vivi.

Chiesi: Come stai, Fritz?