—Sì, perchè sono innocente e perchè ero l'aiuto dei miei genitori.

Facemmo la strada a piedi. I veicoli ci empivano gli occhi e la bocca di polverone bianco e la gente voltava via la faccia inorridita. Un nugolo di studentesse sull'omnibus a giardiniera ci fece venire le vampe della vergogna alla faccia.

—Come sono brutti!

E non avevano torto. Il più bel giovine d'Italia, che esca da un reclusorio, spaventa. In pochi mesi il reclusorio te lo rende irriconoscibile.

Eravamo giunti tre quarti d'ora prima del treno. Ne ero contentissimo. Era dell'aria fresca guadagnata. I carabinieri, invece di chiuderci nella stanza di sicurezza, ci lasciarono sul margine del binario della stazione. Grazie! Ebbi tempo di fumare tre sigarette. In questo frattempo, vennero alla mia volta alcuni signori a domandarmi se ero il tale.

—Sissignori, risposi a colui che mi aveva interrogato.

I signori si tolsero il cappello e si curvarono leggermente.

—Scusino, dissi loro, commosso; ma io non li conosco.

—Non importa. Noi sappiamo chi è lei.

Rimasero lungo il binario fino alla partenza del treno, salutandomi con un'altra scappellata.