Da quanto ho detto risulta assai chiaro, che io qui ho dovuto riunire lavori diversi, i quali, sebbene continuino tutti, con uno stesso concetto generale, a trattare il medesimo argomento, furon pure scritti a grandissima distanza di tempo gli uni dagli altri, in un periodo di 25 anni, periodo in cui gli studî sulla Storia di Firenze facevano, per opera di molti e valenti scrittori, rapido cammino. E però, quantunque mi sia adoperato, come meglio ho saputo e potuto, a modificarli e coordinarli, essi restano tuttavia vecchi lavori, piú o meno staccati; né mi fu possibile evitare molte ripetizioni. Per raggiungere una maggiore unità organica, avrei dovuto riscrivere tutto da capo, fare un libro nuovo, non, come volevo, una semplice ristampa di scritti diversi, ai quali appunto perciò ho dato il titolo di Ricerche.
A ristamparli mi sono finalmente indotto, perché mi pare che il concetto dominante e fondamentale di essi rimanga vero, anche dopo le molte pubblicazioni fatte da altri. Anzi, se io non m'inganno, le osservazioni che feci, le idee che sin dal principio esposi sul carattere generale e sullo svolgimento progressivo della Storia fiorentina ne vengono spesso confermate. Il lettore deciderà se mi sono illuso. Io spero tuttavia che, nel dare il suo giudizio su questo libro, vorrà tener conto del tempo e del modo in cui esso s'andò formando.
INTRODUZIONE[1]
I
La storia delle libertà italiane, dal Medio Evo fino alle nuove invasioni straniere, che incominciarono con Carlo VIII nel 1494, si riduce principalmente alla storia dei nostri Comuni. Questa storia non è anche scritta, e quel che è peggio non potrà scriversi fino a che non saran messi in luce, ordinati, illustrati i materiali su cui lo storico deve lavorare. Quali erano i piú antichi Statuti politici, e quelli delle associazioni d'Arti e mestieri, quali le leggi penali e civili, lo stato delle persone, le entrate e le uscite, il commercio, l'industria di quelle repubbliche, sono tutte domande alle quali noi possiamo assai imperfettamente rispondere, e qualche volta non possiamo rispondere punto. E senza rispondervi, la storia civile dei nostri Comuni rimane oscura.
L'Italia, col Machiavelli e col Giannone, dette al mondo i primi esempi della storia civile, e coi lavori giganteschi del Muratori iniziò quella grande scuola di erudizione storica, che è l'unica base sicura della storia moderna, massime della storia civile. Ma noi ci lasciammo ben presto strappar di mano lo scettro, che avevamo conquistato. Non ci sono, è vero, mancati mai grandi eruditi e scrittori di storie; ma a compiere la storia nazionale d'un popolo, non basta il lavoro d'uno o di pochi; essa deve, in qualche modo, essere l'opera della nazione stessa. Solo il lavoro coordinato di piú dotti e di piú generazioni può riuscire a mettere insieme e studiare l'infinita massa di materiali, che è necessaria a ritrovare nella storia di tanti municipii, che sono cosí diversi ed in continua guerra fra loro, la storia del popolo italiano. Fra noi da lungo tempo si lavora ognuno per conto proprio; mancano quell'accordo e quella corrispondenza tanto necessari a fare, col lavoro degl'individui, progredire di pari passo quello di tutta la nazione.
Io certo non dimenticherò qui di citare l'esempio delle Deputazioni e Società di storia patria, sussidiate dal Governo, delle quali fanno parte uomini benemeriti e dottissimi. Ma esse ancora non lavorano secondo un disegno generale e comune; anzi nel seno delle stesse Deputazioni si vedono qualche volta i vari membri attendere a lavori importanti, se si vuole, ma che pure non hanno fra loro alcuna relazione. Cosí si dovrà aspettare un gran tempo, prima che qualche periodo della nostra storia venga da tanti dotti compiutamente illustrato. Eppure noi non avremmo bisogno d'andar fuori di casa a cercar le norme da seguire, perché queste norme noi fummo i primi a trovarle, né le abbiamo dimenticate. Né solamente le Deputazioni e Società pubblicarono raccolte importantissime di documenti. Chi non ricorda le fatiche indefesse del benemerito Vieusseux e de' suoi amici, nel dirigere l'Archivio Storico Italiano? A mostrare quanto possa giovare la pubblicazione d'una sola serie di documenti, basterebbe citare le Relazioni degli ambasciatori veneti, date alla luce per opera dell'Albèri, con tanto profitto della storia non solamente d'Italia, ma d'Europa. Che progresso non si farebbe, se il lavoro di tutti gli eruditi italiani si potesse, per consenso unanime, coordinare ad uno scopo comune? Si guardi che cosa ha potuto fare a Berlino il Pertz, sussidiato dalla Confederazione, e aiutato da tutti i dotti tedeschi. I suoi Monumenta sono davvero un monumento immortale alla storia nazionale della patria tedesca, intorno al quale s'è potuto fondare una nuova scuola di eruditi e di storici.
Ora che l'Italia s'è unita, e di tanti Stati ha fatto uno Stato solo, è necessario che essa sappia nella storia de' suoi Comuni ritrovare la storia del suo popolo. Oltre di che bisogna considerare, che il Comune è la istituzione con la quale dal Medio Evo esce la società moderna. Sorto in mezzo ad una moltitudine di schiavi, di vassalli, di baroni, di duchi e marchesi, seppe creare quel terzo stato e quel popolo, che distrusse il feudalismo in Italia, e con la rivoluzione francese, lo distrusse poi in tutta Europa. Cosí si formò, osserva anche Agostino Thierry, quella immensa riunione di uomini liberi, che nel 1789 intraprese, per la Francia intera, ciò che avevano compiuto nei municipi i suoi antenati del Medio Evo.[2] Ora, siccome l'Italia appunto è stata il centro e la sede delle libertà comunali, cosí si tratta, con questi studi, non solo di conoscere la nostra storia civile, ma di porre in evidenza la parte che noi avemmo nel ritrovare i principii della società e della civiltà moderna. Chi studia attentamente la storia del diritto romano nel Medio Evo, può osservare che i nostri glossatori, mentre che facevano rinascere la vecchia giurisprudenza, inconsapevolmente la modificavano, adattandola ai nuovi tempi. E Francesco Forti affermava, che chi studia i nostri Statuti s'accorge che molte di quelle norme, le quali si trovano nel Codice Napoleone, e che si credono opera della rivoluzione francese, erano già nelle antiche legislazioni italiane. Io credo che la nostra storia dovrà in ogni parte della vita civile degl'Italiani, confermare osservazioni simili, perché in essa sono le prime origini delle libertà moderne. Ma questo lavoro aspetta ancora chi sarà capace d'intraprenderlo, e non basterà, come dissi, un uomo solo. Noi vogliamo occuparci ora d'un soggetto assai piú modesto. Il nostro scopo è di far vedere, con un rapido sguardo alla storia d'un Comune solo, quante nuove ricerche ancora ci restano a fare, e quante quistioni restano ancora insolute.
Le vicende della repubblica fiorentina trovano qualche riscontro solamente nei tempi piú floridi della libertà ateniese. Invano cercheremmo in tutta la storia moderna un'altra città piena, ad un tempo, di tanto tumulto e di tanta ricchezza, dove, versandosi tanto sangue civile, potessero le arti, le lettere, il commercio, l'industria fiorire del pari. Lo storico quasi non crede a sé stesso, quando egli deve descrivere un pugno di uomini che, raccolti sopra un palmo di terra, stendono i loro traffici in Oriente ed in Occidente; aprono le loro banche in tutta Europa; accumulano tesori cosí vasti, che le private fortune bastano qualche volta a sostenere sovrani vacillanti sui loro troni. Egli deve dire ancora, che questi ricchi mercanti fondarono con Dante la poesia moderna, e con Giotto la pittura; con Arnolfo, con Brunellesco, con Michelangiolo, che fu poeta, pittore, scultore e architetto ad un tempo, innalzarono quelle stupende moli che il mondo continuerà sempre ad ammirare. I primi e piú accorti diplomatici d'Europa erano fiorentini, la scienza politica e la storia civile nacquero in Firenze col Machiavelli. In sul finire del Medio Evo quell'augusto municipio somiglia ad un piccolo punto di luce che illumina il mondo.
Parrebbe che a conoscere la storia di questo Comune, le difficoltà dovessero essere già tutte superate, perché di esso i piú grandi scrittori italiani, i piú grandi storici moderni si occuparono da lungo tempo e lungamente. Quale altra città può, infatti, vantare i suoi annali descritti da uomini come il Villani, il Compagni, il Machiavelli, il Guicciardini, il Nardi, il Varchi? Ed alle storie o cronache bisogna aggiungere una serie infinita di Diari, Prioristi, Ricordi, senza parlare per ora dei moderni scrittori. Era tra i Fiorentini comunissimo l'uso di registrare, di giorno in giorno, i fatti che seguivano; e cosí si andò sempre piú aumentando la loro ricca e splendida letteratura storica. Eppure, con tutto ciò, non v'è storia che presenti tante difficoltà, e che sia come questa, piena di tante, che sono o paiono insolubili contraddizioni. Gli avvenimenti passano dinanzi ai nostri occhi, descritti, dipinti con splendidi colori; si succedono con rapida e non mai interrotta vicenda; ma sembra che, senza tregua e senza legge, obbediscano solo al caso. Odii personali, gelosie e private vendette sono cagione di rivoluzioni politiche, le quali contaminano la Città di sangue civile; durano dei mesi e qualche volta degli anni, per finire in leggi arbitrarie, che si tenta di violare o disfare appena che sono sanzionate dai magistrati. E cosí spesso vien fatto di chiedere: questa è dunque l'opera degli accorti diplomatici, dei grandi politici? O sono bugiarde le lodi di senno e di accortezza politica, prodigate ad uomini che non seppero mai dar sicure leggi e ferme istituzioni alla patria, e nelle piú gravi faccende di Stato si lasciarono dominar solo dagli odii e dalle passioni personali; o sono bugiarde le lodi che da secoli noi diamo a questi storici, i quali coi piú splendidi colori ci descrivono fatti impossibili. È egli possibile, in vero, che da tanto senno nasca tanto disordine? E come poi, in mezzo a tanto disordine, su questa nave della Repubblica, abbandonata all'arbitrio di ogni vento, poterono tanto splendidamente fiorire le arti, le lettere e le scienze?