[666]. Lettera del 14 novembre.

[667]. Le due lettere di raccomandazione si trovano nelle Opere (P. M.), vol. IV, pag. 349.

[668]. Lettera del Buonaccorsi, in data 15 novembre 1503, Carte del Machiavelli, cassetta III, n. 21: Appendice, documento XXV. Vedi anche a questo proposito la lettera dei Dieci. Opere (P. M.), vol. IV, pag. 361.

[669]. Lettera del 18 novembre. Il Giustinian scriveva il 17 dello stesso mese: «Il Papa attende alla destruzion del Duca, ma non vuol che para la cosa vegni da lui.» E il 13 aggiungeva, che il Papa stesso gli aveva detto: «Questo Duca è tanto volubile e inintelligibile, che certo non sapremo come dei fatti suoi possiamo affermarvi alcuna cosa....; lassatelo pur andar, che credemo che sarà svalizato.»

[670]. Lettera del 18 novembre.

[671]. Lettera del 19 novembre.

[672]. Trovasi nelle Opere, vol. VI, a pag. 430, in nota.

[673]. Lettera del 20 novembre.

[674]. Lettera del 24 novembre.

[675]. Lettera del 21 novembre. Nella lettera seguente il Machiavelli chiede danari ai Dieci, e fa loro i suoi conti. Ebbe in sul partire 33 ducati. Ne spese 13 nelle poste, 18 in una mula, 18 in una veste di velluto, 11 in un catelano, 10 in un gabbano, il che fa un totale di 70 ducati. Era all'osteria con due garzoni e la mula, spendendo 10 carlini al giorno. Sebbene gli avessero dato il salario che aveva chiesto, pure non conosceva allora la carestìa che era in Roma. Chiedeva perciò che gli fosse almeno pagata la spesa del viaggio, come soleva praticarsi cogli altri. Il suo desiderio fu esaudito. Infatti trovasi nell'Archivio fiorentino uno stanziamento del 3 gennaio 1503 (1504), in cui è detto che, essendogli stato concesso un salario di 10 lire di piccoli al giorno, compreso in ciò il suo ordinario stipendio, gli toccavano dal 23 novembre al 22 dicembre lire 300. Cavandone lire 164, soldi 3, danari 4, per salario ordinario, restavano lire 132, soldi 12, danari 8, di cui si ordinava il pagamento, con più 25 fiorini larghi in oro, e lire 6 di piccoli, che «appare per il conto, lui havere speso per andare ad Roma, et tornare in sulle poste.» Opere (P. M.), vol. I, pag. LXII.