[701]. Archivio Fiorentino, Cl. XIII, dist. 2, n. 159, f. 160. Autografo del Machiavelli.

[702]. Archivio Fiorentino, Cl. X, dist. 3, n. 121, f. 88t. Autografo del Machiavelli.

[703]. Questa lettera, come abbiamo già detto a pag. 62, si pubblica solo perchè è quella più volte citata da noi, sulla quale si volle da altri fondare l'asserzione che don Michele non fosse spagnuolo, ma veneziano. Si trova nella filza di lettere autografe a Niccolò Machiavelli, che conservasi nell'archivio della signora Caterina Bargagli, nata contessa Placidi.

[704]. Anche questa lettera trovasi nella citata filza dell'archivio Bargagli. Nell'originale manca l'anno, che deve però essere il 1508, perchè don Michele dice che è a servizio della Repubblica da un anno e mezzo. Ed egli fu chiamato con deliberazione dei IX d'Ordinanza, il 27 febbraio 1506/7. «Dicti Domini deliberorno, etc. Michele Corigla spagnolo si conducessi per capitano di guardia del contado et distrecto di Firenze, con 30 balestrieri ad cavallo et 50 fanti per uno anno fermo et uno altro ad beneplacito.» Archivio Fiorentino, Cl. XIII, dist. 2, n. 70 (Deliberazioni dei IX d'Ordinanza), a c. 9t; di mano del Machiavelli.

[705]. Per spaventato. V. anche a pag. 512, verso la fine.

[706]. A parole ed a scappellate, non però a fatti.

[707]. Firma in diversi modi; generalmente: Michel de Corella. In italiano lo chiamarono anche don Coreglia o Coriglia, ma più spesso, don Michele o don Micheletto.

[708]. Queste parole son fuori della lettera, e pur fuori, di traverso, in margine: Prego vostra Signoria mi mandi el cavalaro indereto.

[709]. Carte del Machiavelli, cassetta IV, n. 48. Questa lettera non ha la data dell'anno, ma dev'essere del 1509 o del 1510. La pubblico perchè può dare un'idea di quel che erano le fanterie dell'Ordinanza e sopra tutto della loro poca disciplina. Chi sia poi questo conestabile Pietro Corella non so. Non lo direi parente di don Michele, perchè non mi pare Spagnuolo, sebbene scriva anch'egli assai scorrettamente l'italiano.

[710]. Cioè, Vetrine. Vetrina chiamano la materia che si dà sui vasi che vanno nella fornace, e che li rende lustri.