Esso è il monte più alto di quel gruppo delle Prealpi che sorge fra le valli di Mendrisio e d’Intelvi, e De Welden ne misurò l’altezza barometrica della punta meridionale fino a metri 1740, e il ticinese Lavezzari quella della punta settentrionale fino a metri 1733 sopra il livello del mare[4]. Vien chiamato eziandio Mendrisone e Calvagione, con quest’ultimo nome venendo designato da’ valligiani del versante lombardo; ed appartiene tanto alla Svizzera italiana che alla nostra Lombardia, perchè appunto pria di giungere sulla vetta sta la pietra che divide i due territorj. Ma siccome a noi insegnano gli statistici che nel dire de’ confini d’un paese, non si abbadi a que’ limiti temporanei che può imporre la politica contingente, così certo non andò lontano dal vero chi il Monte Generoso, per la maraviglia del panorama di cui dispone da’ suoi culmini, ebbe a chiamarlo il Righi lombardo, a simiglianza di quello svizzero, che ergesi al di sopra di Zurigo, dove, malgrado la sua antica celebrità e la vista de’ sottoposti laghi di Zug, dei Quattro Cantoni, di Loverz e di Sempach, e de’ monti elvetici, non ha però l’ampiezza dell’orizzonte e la serenità del Generoso, ricinto non da brulle roccie, ma da monti coperti di verzura e di fiori, e sorridente alle acque del Lario e del Ceresio che si vedono scorrergli ai piedi, e più lontano a quelle del lago di Varese coi vicini laghetti di Biandronno, di Monate, di Comabbio e di Muzzano, e più lontano ancora a quelle del Verbano.

IV.

Ma le nostre cavalcature scalpitano, le nostre guide attendono: affrettiamoci. Quando discenderemo domani, occuperemo la giornata nel visitare gli interessanti dintorni del piano.

La via che scegliamo è la migliore. Se non abbiamo aspettato ad andare sul Generoso dalla parte di Vall’Intelvi, a causa del cammino dirupato, mai più non ci vorremmo noi avventurare per l’erta e non meno difficile via di Maroggio sul lago di Lugano e che passa per Rovio. Pigliamo adunque questa stradicciuola che ci scorge a Salorino: sarà la più facile, la più amena.

Breve è il tratto che riesce a quel montano paesello, e presto lasciatolo addietro, s’entra in una valle e quindi in boschi di castagni e faggi, poi si traversano praterie, si rasentano burroni, si aprono prospettive mirabili ed incantevoli: dappertutto si svolgono quadri d’una natura agreste, ma piena di poesia, onde legittima è l’estasi degli artisti, che ad ogni istante vi rinvengono trovate e soggetti a studî ed a schizzi. A quando ridente, a quando severa, sia che si presentino verdi tappeti smaltati di fiori, sia che si parino avanti roccie ed abissi, la via riesce ognora interessante, ed è appena se dal tumulto degli affetti che vi tenzonano nell’anima, tutta occupata dalle più svariate sensazioni, ora liete or melanconiche, e se dalle or sublimi ed or terrene imagini, che vi avvicendano il sorriso e la volontà del piangere, l’inno e l’anacreontica, vi richiama il tintinnío della campanella del vostro ronzino, o l’inciampar di esso in qualche ciottolo importuno.

Non temere, gentile compagna della nostra peregrinazione; nessun pericolo si presenta lungo tutta la via; affidati secura alla robusta guida che fiancheggia la tua comoda cavalcatura, e tutta e interamente godi del nuovo spettacolo che ti si offre davanti.

Ma il filo telegrafico che d’un tratto si vede, ti invita a seguirne il corso e presto ti fa scorgere primi i fumajuoli, che mandando dalle loro gole colonne di fumo, avvertono che la meta è vicina, che l’abitato è imminente.

Ecco, l’albergo si affaccia finalmente; ecco.... lo vedi in tutta la sua estensione. Tanta grandiosità ti fa maravigliato e corri subito a pensare quanto ardimento sia stato quello di chi osò escogitarlo a tanta altezza, poichè siamo a 1209 metri sul livello del mare[5], e quanta fede abbia egli avuto nella sua impresa da avventurare tanta fortuna.

Questo coraggioso fu il signor Carlo Pasta.

V.