E così eccoci giunti ora alla meta della nostra odierna escursione: all’Olmo.
Possiamo lasciare la barca.
Codesta villeggiatura, veramente principesca, oscura tutte le altre in grandiosità e ricchezza. Anche la villa che su questa dell’Olmo o ben presso sorgeva, a’ tempi di Plinio, ed era di Caninio Rufo, non era di certo inferiore, se non all’odierna grandiosità, certo alla sua amenità e vaghezza; e poichè mi son proposto di ricordare storici fatti e tradizioni che si collegano a queste ville lariane, mi si permetta che io qui trascriva il brano di Plinio il Giovane[9], nel quale l’amico Caninio Rufo intrattiene di questa sua villa:
“C. Plinio a Caninio Rufo.
„Che fa Como, tua e mia delizia? Che quell’amenissima tua villetta? che quel portico, dove è sempre primavera? Che quell’ombroso boschetto di platani? Che quel verde e lucidissimo canale? Che quel sottoposto ed util lago? Che quel molle e pur saldo stradon gestatorio? Che quel bagno tutto quanto riempito e circondato di sole? Che quel tinello per molti e l’altro per pochi? Che le stanze da giorno e quelle da notte? Ti godi forse a vicenda or le une or le altre? O, come îl solito, ne sei distolto da frequenti corse, a fine di attendere a’ tuoi negozi? Se tu ne godi, sei felice e beato; non sei che volgo se ne fai senza.„
Distrutta, non si sa come nè quando, la villetta di Caninio Rufo, ora questa più vasta vi sorge, che dicesi dell’Olmo. La fabbricò il marchese Innocenzo Odescalchi di Como su’ disegni di quell’illustre architetto ticinese che fu Simone Cantoni[10], vi profuse stucchi, dorature, specchi e dipinti. V’è in una sala una gran fascia di figure scolpite da quell’emulo di Canova che fu Thorwaldsen, e vi sono mille altre preziose cose d’arte.
Toccò questa villa in eredità al marchese Giorgio Raimondi, che generosissimo vi menò lungo tempo la vita; ma dopo le sventure toccate alla insurrezione nostra del 1848, fra le proprietà sequestrate dalla stoltezza de’ proconsoli austriaci, questa fu pure dell’Olmo, che, a sommo dispregio delle cose nostre e in odio del Raimondi, le dorate sale convertirono in caserma, e sallo Iddio di qual modo conciassero tutte quelle preziosità.
Sciolti dopo i sequestri, di tanti guasti stomacato forse il marchese Raimondi, piacendosi d’altre sue comode e non profanate villeggiature, questa più non curò e, se la voce non erra, non ricuserebbe dallo spropriarsene.
Qualche regnante o gran ricco che aspiri a trovarsi lungo il Lario una delizia — poichè nella amenità di queste terre e di queste acque si danno convegni principi e ricchi d’ogni nazione —, vi troverebbe alla villeggiatura dell’Olmo il suo conto, e la villeggiatura dell’Olmo ritornar potrebbe tuttavia a’ suoi giorni di prosperità e splendore.