„Questi depositi poi occuparono lungo spazio di tempo a formarsi e furono separati da lunghi intervalli, come ne sono prova i ripetuti e grossi strati stalagmitici interposti. La corrente attuale è del certo un tenue avanzo di quelli, cui gli strati descritti devono la loro esistenza, e che altre volte avrà sempre o assai di frequente occupato tutto il lume della caverna. Che se anche attualmente le acque venissero a crescere a dismisura e la crepa già esistente non bastasse ad inghiottire quelle che a metà della caverna si inabissano, esse, occupato tutto il primo basso fondo, si alzerebbero a segno di livello da uscire dall’apertura attuale della grotta.

„Nel vedere questa successione di strati tanto simili a quelle descritte per le caverne ossifere di Francia, di Germania, di Ungheria, ecc. ecc., ricorre subito alla mente la possibilità della presenza di ossa fossili. Queste che io rinvenni, e delle quali sotto il rapporto paleontologico parlerò poi, hanno nel Buco dell’Orso due modi distinti di giacitura, che però accennano ad una medesima causa: le correnti.

„L’uno di essi già indicai per incidenza: la giacitura cioè nel deposito dell’argilla giallastra inferiore alle prime due. È sulla fine di questo strato che esse si depositarono, ed anzi molte giacciono alla sua superficie tra l’argilla gialla e la bruna. Alcune anzi trovansi già in quest’ultima, e il colore bigio che assunsero indica la loro giacitura.

„Anche la seconda argilla, quella che giace al di sotto della più antica crosta stalattitica, contiene questo avanzo organico, ma in minor copia: una sola mezza mascella inferiore e qualche osso della gamba (genere Ursus) io vi trovai in tutto fino ad ora. Questi pezzi sono più che gli altri alterati.

„Le ossa robuste e solide sono le più numerose; le più fragili andarono quasi tutte perdute. Sebbene anche delle prime alcune siano abbondantissime, altre invece rare assai. Così, per esempio, mentre che raccolsi molte ossa del carpo e del tarso, e falangi (persin le unghiali), e piccoli molari, trovai appena una vertebra caudale e qualche incisivo. Forse perchè queste parti assai facili a staccarsi dal restante scheletro vennero dalle prime correnti in altre direzioni trascinate e altrove deposte. Una prova che queste ossa debbono la loro attuale giacitura alle correnti, la trovo in ciò che la maggior parte si ricetta nei piccoli seni che formano le rientranti e sporgenti pareti della grotta, e che rimangono per opera de’ massi difesi dall’impetuosa corrente. Ivi l’acqua, perdendo di sua forza e diffondendosi più tranquilla, potè deporre le ossa fin là travolte. Un altro modo di trovarsi le ossa nel Buco dell’Orso merita attenzione, giacchè spiega l’origine d’una natura particolare di roccie: impasto di ossami, di frantumi calcari e di marne da tempo celebri lungo le rive del Mediterraneo, intendo dire delle breccie ossifere. Su quei grossi macigni che dissi occupare per lungo tratto e molto spessore il suolo della caverna, l’acqua attualmente non scorre o scorrerà solo nelle epoche di massima innondazione, mentre che in tempi più remoti facilmente avrà raggiunto quel livello e vi avrà sopra trascinate le sostanze che travolgeva. Ma le ossa, e le voluminose di preferenza, e i grossi tritumi di roccia, percorsi alcuni dei meati esistenti tra i massi, vi si impegnarono e valsero anzi ad arrestare alla lor volta le sorvegnenti materie che tenevano la medesima via. Il limo, le sabbie sottili, ecc. passaron oltre per quella specie di filtro. Queste ossa così non restarono circondate dall’argilla che invase le altre. Che se però andarono prive d’una materia meccanicamente deposta, valsero ad attirare e trattenere chimicamente le particelle di carbonato calcare che le acque del torrente o stillanti contenevano, e di esse se ne fecero involucro e cemento. Io stesso, non senza fatica, introducendo delle picche tra gli interstizi dei macigni, riuscii a staccare molte ossa disordinatamente aggruppate e cementate da un calcare grossolano e cavernoso. Così ha origine una breccia, alla cui formazione noi siamo contemporanei e presenti, simile alle descritte da Cuvier[20] e da altri. — Così anche questo modo di trovarsi delle ossa è spiegato dalle correnti. Le quali sono provate altresì dalla mancanza di coproliti, dalla mancanza di quello strato di terra nera, bituminosa, comune in altre grotte e che s’attribuisce allo sfasciamento delle parti molli dell’animale; finalmente dalla mancanza delle ossa di animali che avrebbero potuto servire di cibo a quei primi feroci abitatori della caverna[21].„

VI.

Il dottor Casella portò diversa opinione da quella del Cornalia circa alla causa di queste ossa riunite, ritrovate da quest’ultimo nelle correnti, e noi, riferendola, pensiamo poter egli alla sua volta avere ragioni forse maggiori di probabilità. Crede egli adunque che queste ossa possano aver appartenuto ad animali antidiluviani, giacchè per la loro mostruosa grandezza appartengono a specie ora affatto perduta. Su di che io penso non esservi controversia, ed anzi nell’opera di Figuier La Terre avant le déluge, parlando appunto dell’Ursus Spæleus, reca la descrizione e il disegno del cranio di tal animale scoperto dal Casella, regalato al Museo Civico di Milano, e da questo, come già avvertimmo, distribuito in esemplari di gesso a varî gabinetti di scienze naturali, come lo riprodusse istessamente nella sua Paleontologia l’abate Antonio Stoppani. A quell’epoca tali animali avranno per molte generazioni trovato rifugio in questa caverna, e successivamente in essa terminata la loro esistenza o per vecchiaia, o per alluvione, o per qualunque altra causa dipendente dai grandi sconvolgimenti geologici. Queste congetture non torrebbero egualmente che le correnti, introdottesi poscia nella caverna, abbiano ravvolte quelle ossa di que’ sedimenti che valsero o alla loro fossilizzazione, od a determinare quelle condizioni nelle quali si rinvennero a’ dì nostri. E mi pare ancor più probabile una tale supposizione in quanto mi sembri assai arduo l’immaginare che le correnti intime del monte possano avere trascinate le ossa intatte e giganti, quali si videro alcune di esse. L’ipotesi del dottor Cornalia ci obbligherebbe inoltre a premettere l’esistenza di un’altra località, da dove le correnti abbian potuto impodestarsi di quelle ossa per poi qui trascinarle; mentre la capacità di questa tana porge maggior argomento a credere che servisse prima a ricovero di orsi, come gli abitatori di questi monti per tradizione ne ebbero sempre credenza, se l’appellarono il Buco dell’Orso, assai prima che il dottor Casella discoprisse le ossa e queste si riconoscessero della specie Ursus, anzi da tempo immemoriale. Il qual argomento della tradizione deve essere di importantissima significazione in questa tesi.

VII.

Il medesimo dottor Cornalia, in questo lodato suo studio intorno ad Alcune caverne ossifere dei monti del lago di Como, ne dedusse le seguenti conclusioni, che è prezzo dell’opera il trascrivere, perchè speciali nella massima parte al Buco dell’Orso di cui parliamo.

1.º Anche in Lombardia esistono caverne ossifere identiche a quelle di Germania, Francia, Inghilterra. Anche fra noi è la calcarea giurese che le offre.