Quæ latuere prius, multa reperta ferunt.[169]
Queste due Veneri erano poi così fra loro distinte, da avere riti e sacerdoti affatto diversi.
Massime al tempo della decadenza, in cui corrottissimi eransi fatti i costumi, era in fiore per tutto l’orbe romano il culto a questa ultima Dea, e feste in di lei onore celebravansi al primo d’aprile, che perciò dicevasi mese di Venere. Vegliavano le donzelle pel corso di tre notti consecutive, si dividevano in parecchie bande e in ognuna di queste si formavano parecchi cori. Quel tempo s’impiegava nel danzare ed inneggiare in onore della Dea: di che un inno o ritmo antico ci informa in questi versi:
Jam tribus choros videres
Feriatos noctibus
Congreges inter catervas
Ire per saltus tuos
Floreas inter coronas
Myrteas inter casas[170].
Figuri il lettore quante dovessero poi essere le feste in Pompei dove Venere Fisica o sensuale, era la Dea principalmente tutelare e quindi la più venerata.