A sinistra su d’una colonna di marmo cipollino leggesi questa iscrizione:
L . SEPVNIVS . L . F .
SANDILIANVS
M . HERENNIVS . A . F .
EPIDIANVS
DVO . VIR . I . D .
D . S . P . F . C .[179]
Pitture dai vivi colori rappresentanti paesaggi, sontuose ville ed istorie con figure, alle quali l’artista sovrappose a corpi mingherlini teste giganti, ornavano le pareti del porticato; ma di esse se ne ha conservate taluna al Museo di Napoli, dove vennero trasportate, le altre essendo state dal tempo o assai guaste o affatto distrutte. Fra’ soggetti summentovati erano quelli di Achille che trascina il morto corpo di Ettore attaccato al suo carro, e Priamo che implora Achille, spiccati entrambi all’Iliade, ed il primo rammentato altresì dalla Eneide.
Nella sua dotta dissertazione sulla Venus physica il Brizio afferma e dimostra come detto tempio di Venere abbia avuto un’origine greca per l’osservanza che vi si appalesa rigorosa di tutte le leggi dell’arte greca, e per la sua grande somiglianza coi templi di Pesto, Selinunte e Metaponto, che seguono le norme dell’antico stile dorico; e quantunque per le grandi trasformazioni a cui andò soggetto l’edifizio, non possa dirsi nulla di certo intorno alla sua epoca, ritiene innegabile che, dopo quello in vicinanza dei teatri nel Foro triangolare, sia codesto il tempio più antico di Pompei.
Non è da ultimo a passar sotto silenzio l’importante iscrizione che trovavasi in questo tempio e che fu trasferita al Museo e la quale suona così:
M . HOLCONIUS . RVFVS . D . V . I . D . TER
C . EGNATIVS . POSTVMVS . D . V . I . D . ITER
EX . D . D . IVS . LVMINVM
OPSTRVENDORVM . HS . ∞ . ∞ . ∞
REDEMERVNT . PARIETEMQVE
PRIVATVM . COL . VEN . COR
VSQVE . AD . TEGVLAS
FACIVND . COERARVNT.[180]
Questa lapide per il cenno che si dà del jus luminum opstruendorum porse occasione a diverse sentenze di dotti ed archeologi; ma il suo più probabile senso si è che l’erezione di questo muro venendo a causare ai continui edifizii privati una grande oscurità, i duumviri indicati nell’iscrizione ne indennizzavano i proprietarj, dai quali compravano quel diritto di servitù col prezzo di tremila sesterzj.
Schöne riconosce questo muro in quello all’ovest del tempio[181] e quivi doveva essersi stabilita la Colonia mandata da Silla, come ne fanno fede le mura della città per tutto questo lato abbattuto e gli edifizj costruiti sovra esse, posteriori alla colonizzazione sillana.
Nella parte postica del tempio, in fondo del santuario, a sinistra vuol essere veduta una cameretta, forse destinata a’ sacerdoti della Dea, decorata di pitture. A mano manca vi è quella di un Bacco col tirso in una mano e un vaso dall’altra, e un vecchio Sileno in atto di suonare la lira: al destro lato invece è praticata una nicchia e poteva essere un larario, o tabernacolo degli Dei lari.