[54].

Queste son l’opre e queste l’arti invero

Del generoso prence: ei s’abbandona

A oscene danze su palco straniero;

Beato allor che la nemea corona

D’appio mertò[55]. Del tuo trillo sonante

Alle immagin’ degli avi i trofei dona;

E di Domizio al più la trascinante

Sirma di Tieste o Antigone e la cetra

A quel gran marmo tu deponi innante.