Fur trasportati, e vi son oggi; e come

E l’uso e Roma e i giochi derivati

Son dai Trojani, hanno or di Troja il nome.

Æneid. Lib. V. 596-601. Trad. Annib. Caro.

[114]. Annales. Lib. XI. C. XV.

[115]. Da αμφι, da ambe le parti, e da θεατρον, teatro.

[116]. Nat. Hist. Lib. XXXVI.

[117]. «Ciò che non fecero i Barbari fecero i Barbarini.»

[118]. Narra a tal proposito Dione che Nerone accolse benignamente e onorevolmente quel re, facendo, oltre altre solennità, anche ludi gladiatorj in Pozzuoli. Fu prefetto di essi Patrobio Liberto, e ne fu tanta la magnificenza, che nessuno nello spazio d’un sol giorno potesse entrar nell’anfiteatro all’infuori degli uomini, delle donne e dei fanciulli Etiopi; onde Patrobio ne riportasse onore. Ivi il Re Tiridate, sedendo in luogo principale, con dardo colpiva le fiere e con un solo colpo ferì due tori ed uccise. Queste feste compiute, Nerone lo condusse a Roma e gl’impose la corona.

[119]. «Cajo Quinzio Valgo figlio e Marco Porcio figlio di Marco Duumviri Quinquennali, hanno per onore della Colonia costruito col proprio denaro l’anfiteatro, concedendone ai Coloni il posto in perpetuità.»