[205]. Era la stanza delle unzioni. Vi si conservavano a tal uopo olj ed unguenti, sia per ungersi prima della lotta e rendere così le membra sfuggevoli; sia dopo la lotta a ristoro delle membra scalfitte, sia come cura prima di entrare nel bagno. Il P. Ilario Casarotti, dotto e purgato scrittore e mio maestro nel milanese Collegio Calchi-Taeggi, solevami dire essere da questa antica consuetudine originata l’unzione della cresima cristiana, quasi a simbolo della lotta coll’avversario eterno.
[206]. Forse sinonimo di hypocausis, più latinamente præfurnium, luogo della fornace per riscaldare le stanze e i bagni.
[207]. Ricordo che lo stadio denota una lunghezza di 125 passi; ma vale altresì come luogo atto agli esercizi atletici e per gli spettatori dei medesimi.
[208]. Non isfuggirà al lettore che Vitruvio usa della parola sisto per esprimere l’opposto del suo valore primitivo greco. Infatti i latini chiamarono sisto un luogo scoperto mentre per i greci significava un luogo coperto.
[209]. De Architect. L. V. c. XI. Trad. Galiani.
[210]. «Cajo Vulio figlio di Cajo, Publio Aninio figlio di Cajo, duumviri, incaricati della giustizia, han fatto eseguire un laconico e un districtario e rifare i portici e la palestra col denaro che, per decreto dei decurioni, dovevano spendere in giuochi od in monumento, e i decurioni hanno approvato.» Pompejan. Antiqu. Hist. V. 648. È testuale l’error grammaticale nell’iscrizione pequnia quod invece di pecunia quam; ma non è il primo, nè forse sarà l’ultimo che avrò a notare.
[211]. «Mi pare ora, ancorchè non sieno di moda italiana, dovere spiegare la forma della palestra, e dimostrare come la costruiscano i Greci.» De Arch. c. XI.
[212]. «Mario Atinio figlio di Mario, questore, fece fare per decreto dell’Assemblea col denaro prodotto dalle multe.»
[213]. «All’imperatore Cesare Augusto, figlio del divo Cesare, comandante per la tredicesima, tribuno per la decimaquinta, padre della patria, console per l’undicesima volta.»[214]
[214]. Il XV tribunato e l’XI consolato d’Augusto corrispondono all’anno di Roma 755 e 2 dell’Era Volgare.