Dove piangon quegli uomini infelici,

Che di polenta cibansi.

Asinaria At. I. 4. 1. V. 16-18.

[282]. «Plauto fu pistore, avendo locato la propria opera a gran mole a mano. Perocchè codesto pestamento e fatica di stritolar grani fosse la più grave di tutte, e si dicesse il pistrino un luogo pieno di fatica e travaglio e che distruggeva le forze.»

[283]. Pur ne’ tempi moderni v’ebbero e v’hanno re, che attesero a mestieri volgari. Si sa di Luigi XVI abilissimo nell’orologeria e fabbro espertissimo; e il Principe ereditario dell’attuale imperatore di Germania si perfezionò ne’ rudi lavori fabbrili, e i giornali di questi giorni recarono che il di lui fratello minore s’applicò all’arte di legare i libri.

[284]. Nuova serie, n. 3 ottobre 1868, colonna 57.

[285]. «Talamo cliente invoca P. Paquio Proculo duumviro incaricato della Giustizia.»

[286]. Anche nelle Metamorfosi d’Ovidio, così vien immaginata dal Poeta la sua Bibli nell’atto che medita la propria lettera a Cauno:

Dextra tenet ferrum, vacuam tenet altera ceram.

Lib. IX v. 520.