Epig. Lib. I, 56, trad. Magenta.

[311]. Petron. Satyricon, 34.

[312]. V. 31.

Anfora a far s’imprende; ond’è che poi

Gira la ruota, e n’esce orciuol?

Trad. Gargallo.

[313]. Ruines de Pompei, 4 vol. in folio. Parigi presso Firmin Didot. Il 4 volume fu compilato da L. Barré.

[314]. Museo Borbonico, 1 vol. in 4 ogni anno con tavole a bulino.

[315]. Ercolano e Pompei, Venezia 1841, Tip. Antonelli.

[316]. Vi furono dotti che congetturarono che le vôlte della Cloaca Massima facessero parte di canali coperti di un’antica città, forse Pallantea, sulle cui ruine si pretese fabbricata Roma; ma se così fosse Tarquinio non avrebbe fatto altro che restaurare quanto rimaneva dei vecchi acquedotti. Infatti le rendite del suo piccolo regno non avrebbero per avventura bastato a tanta opera. I lavori di essa ingranditi successivamente in diverse epoche, furono poi così spinti da Agricola, genero di Augusto, che, al dir di Plinio, formò, per così esprimersi, sotto il recinto di Roma una città navigabile.