Giulio Polluce, parlando delle maschere di carattere, dice che quella del vegliardo il quale sostiene la prima parte nella commedia deve essere afflitta da una parte e serena dall’altra e trattando delle maschere delle tragedie, le quali debbon essere adattate al carattere, dice altresì che quella di Tamiri, quel rinomato temerario il quale fu reso cieco dalle Muse per avere osato di sfidarle, doveva avere un occhio cilestro e l’altro nero.

Le maschere permettevano inoltre agli uomini di rappresentare le parti di donna, le quali esigendo, per l’ordinaria vastità dei teatri e, per sopraggiunta, scoperti, non altrimenti che i circhi, robustezza di voce, mal vi avrebbero veraci donne sopperito. Aulo Gellio racconta infatti un aneddoto dell’attor tragico Polo, cui nella tragedia di Sofocle venne affidata la parte di Elettra e ricorda come nella situazione in cui Elettra doveva comparire tenendo in mano l’urna ov’ella crede raccolte le ceneri del fratello Oreste, vi venisse stringendo al petto l’urna in cui erano veramente rinchiuse le ceneri di un fanciullo che egli aveva da poco tempo perduto; e che nel volgere, come voleva l’azione, le sue parole all’urna, sommamente si intenerì, non minore emozione destando nell’uditorio.

La necessità della maschera, per la suavvertita ragione della vastità dei teatri, è constatata dall’autorità di Prudenzio: «Quelli che recitano, dice questo scrittore, nelle tragedie, si coprono il capo d’una maschera di legno e per mezzo dell’apertura fattavi fanno sentir da lungi la loro declamazione.»

Servivano da ultimo le maschere a rendere più formidabile l’aspetto dell’attor tragico, ciò che era uno degli studj più accurati nell’antica tragedia; onde Giovenale nella Satira terza:

Ipsa dierum

Festorum herboso colitur si quando theatro

Majestas tandemque redit ad pulpita notum

Exodium, cum personæ pallentis hiatum

In gremio matris formidat rusticus infans[51].

Di venticinque specie almeno si contavano le maschere della tragedia: sei di vecchi, sette di giovani, nove di donne e tre di schiavi, distinte tutte da una peculiare diversità di lineamenti, di colore, di capellatura e barba.