Però che già Amiclea[156]

Sè col tacer perdea.

CORO

Chi non provò mai palpito

Finor d’affetto in core,

Doman lo dee dischiudere

Al più fervente amore.

[151]. Tradussi Dione, come nel testo: forse più giustamente dovea dire Dionea, da Dione che Omero dà per madre a Venere. Esiodo la dice figlia dell’Oceano e di Teti, e fa nascere Venere dalle spume del mare.

[152]. Delia, soprannome di Diana, dall’isola di Delo, ove era nata. Vedi Virgilio, Eglog. 3, v. 67.

[153]. Ibla, monte della Sicilia, celebre per lo squisito miele che vi si raccoglieva. Due città sicule portavano questo nome, Hybla major e Hybla parva, sulla costa orientale, le cui rovine veggonsi tuttavia in riva al mare. I colli che la circondano, lungo il fiume Alabus, sono in tutte le stagioni coperti di fiori, di piante odorifere, di timo e di sermolino, d’onde le api traggono anche presentemente il più squisito miele. Già induce a credere che il miele d’Ibla, tanto vantato dagli antichi, fosse raccolto presso d’Ibla la piccola.