Fan nondimen la vita.
Vuoi tu forse ch’io segga in fra codeste
Prosede e avanzi d’Alicarie, amiche
A’ panattier’, sciupate e infette serve?
Pœnulus. Act. I, sc. 2, v. 53-55.
Noti il lettore come Plauto usi della parola scœno, invece di cœno, come dai Sabini si usava allora sostituire nella pronunzia la s al c. Così scœlum per cœlum, scœna per cœna. La medesima cosa si fa oggidì, in alcune parti d’Italia e massime in Toscana.
La Blitea è una sporca meretrice
La qual non pute che di vino.