Fan nondimen la vita.

[202].

Vuoi tu forse ch’io segga in fra codeste

Prosede e avanzi d’Alicarie, amiche

A’ panattier’, sciupate e infette serve?

Pœnulus. Act. I, sc. 2, v. 53-55.

Noti il lettore come Plauto usi della parola scœno, invece di cœno, come dai Sabini si usava allora sostituire nella pronunzia la s al c. Così scœlum per cœlum, scœna per cœna. La medesima cosa si fa oggidì, in alcune parti d’Italia e massime in Toscana.

[203].

La Blitea è una sporca meretrice

La qual non pute che di vino.