Gittar sul mio feretro,

E al cenere libar del vin gli onori

Da lo spezzato vetro?

Trad. Vismara.

[251]. Phaleræ. Erano piastre d’oro, d’argento o altro metallo lavorate che si portavano sul petto, come attesta Silvio Italico nell’emistichio:

. . . . phaleris hic pectora fulget,[252]

da persone di grado, che venivano accordate per fatti di valore, come si farebbe oggidì colle decorazioni cavalleresche. Erano anche bardamenti di cavalli.

[252]. «Di falere ha costui splendido li petto.»

[253].

. . . . . Altri gridando