EGLOGE

È mio pensiero vendicarle
In libertà; la frase è della legge.
T’incresce?

NERONE

Ciò che dono è tuo; consento
Che tu sperda i miei doni.

EGLOGE

Io non li sperdo;
E dando a libertà quelle innocenti
Fanciulle adoprerò meglio i tuoi doni
Che se le conservassi incatenate
Alla superbia d’un mio cenno.—A prova
La servitù conosco e i suoi dolori,
Ed amo che davanti agli occhi miei
Tutto libero scorra, ed abbia vita
In questa infinità che il sol riempie
D’una ebbrezza di luce.—Io l’ombra abborro
E la catena.—Or dianzi me n’andava
In compagnia del gaio mio pensiero
Per i vïali de la ricca villa
Che circonda di statue e di profumi
Questa tua casa d’oro; era una festa
Nell’aria, e fin dall’ultimo orizzonte
Scintillava nei campi il nato Aprile.
Solo m’addolorò che dentro anguste
Siepi di ferro salutasser tanta
Giocondità di splendida natura
Carcerati augelletti: erano belli
Di penne, di vivezza, e d’armonie,
E lor dischiusi la crudel prigione
Acciò lieti sciogliessero pel cielo
Liberi voli e liberi concenti.

NERONE

Spensierata fanciulla, gli augelletti
Che liberasti torneranno schiavi,
Se non cadranno uccisi; il fato è questo
Di tutta la natura.—Nondimeno
Opra a tuo senno, e le dilette ancelle
Diventino liberte.