RUFO

Ascoltiamo il gran poeta.

NERONE (con tuono di voce e con la esaltazione dell’improvvisatore)

Il più gradito letto
È quello del banchetto;
Beviamo, amici—e sia la gioia viva,
E sia vivo l’amore;
Beviam! Presto si muore,
Nè crescono le viti del Falerno
Lungo la tetra riva
Dei laghi dell’Averno.
Laggiù più il nostro labbro non si posa
Sulla bocca amorosa
D’una bella fanciulla.—
Amiam; ci aspetta dopo morte il nulla.—
Venere santa, a noi co’ tuoi sereni
Occhi, d’Olimpo vieni,
Perla voluttüosa e meraviglia
De la natal conchiglia;
Ove non entra lume
Di tua beltà, si discolora il mondo,
È selvaggio il costume,
E il tedio più profondo
Si spiega sovra un popolo che dorme.—
Ma dove appaion l’orme
Del tuo piede divino
Ànno vita le grazie, e l’armonia
Di tutte l’arti—orgoglio
Del popol latino.
Sorridi, o bionda Iddia,
Il genio mio prepara
Alla dolcezza del tuo culto un’ara
Sul fiero Campidoglio.
Sorridi, o bionda Iddia; di noi più degno
È il tuo feminëo regno,
Tu sei nostra speranza.—
Giove è omai troppo vecchio, e muti stanza.

(Torna a sdraiarsi abbracciando Egloge)

VINICIO

Delizïosi versi!

MENECRATE

Io do il mio voto
Per l’esilio di Giove.