Tutti gli episodi di questa fuga sono storici.
Scena II.—Pag. 198.
Potrei
Dare un po’ di quïete alle mie membra.
So di certo critico che non voleva darsi pace di questo sonno di Nerone in un momento così terribile. Svetonio risponde a tranquillizzarlo: Receptus (Nerone) in proximam cellam, decubuit super lectum ecc. (cap. XLVIII); e sopra un letto è più facile di dormire che di star desto, specialmente dopo una notte passata nell’orgia e nei travagli d’una fuga. La stanchezza vince tutto: si legge di moltissimi condannati che furono svegliati dal carnefice, nè Nerone aveva ancora perduta la speranza di sfuggire a’ soldati che lo inseguivano.
Scena II.—Pag. 202.
Io vo’ cantare,
Io, poeta maggior di quanti illustri
Ebbe il mondo latino.
Se Nerone non fu de’ poeti più illustri, non fu certo degli ultimi. Svetonio racconta di avere avuti tra mano gli autografi dell’imperatore, autografi pieni di pentimenti, di cassature, e di versi soprascritti agli altri; prova, se non d’altro, che Nerone i versi li faceva da sè (cap. LI).
Scena II.—Pag. 203.
Sei tu, mia madre?...
Tutti gli storici narrano che Nerone negli ultimi mesi di sua vita era assalito da notturne visioni, e in esse fra i spettri delle molte sue vittime giganteggiava quello di sua madre.