ATTO SECONDO
SCENA I.
Una taverna in via della Suburra. Un desco e rozze panche di legno da un lato della scena. Notte. Una lampada pende dalla vôlta. Mucrone taverniere ed una Schiava d’Etiopia.
MUCRONE (sull’uscio della taverna,
guardando verso il cielo)
Eccola là l’orribile cometa;
La sanguinosa coda occupa quasi
Metà del firmamento. Che gli Dei
Ci scampino! La fame già sovrasta
Alla città... Brutto mestiere è quello
Del taverniere quando manca il pane.—
(rientra nella taverna)
E tu che fai lì ritta come mummia
Del tuo paese?—Piglia un lume, scendi
Nel sotterraneo, e l’ànfore disponi
Ch’oggi colmai di limpido Falerno,
E sii cauta a non romperne qualcuna.
Meglio sarebbe che nella parete
Rompessi la tua nera fronte.
(La schiava prende il lume ch’arde sul tavolo ed esce)
E un passo
D’uomo non s’ode per la via... Che tutta
Roma sia morta?...—Giocherò coi dadi;
Giocando solo, avrò benigna almeno
La meretrice ch’ànno fatta Iddia
Chiamandola fortuna.
(Siede avanti al desco, e giuoca da sè coi dadi)