E creder posso?
ICELO
La novella è certa,
E l’udii susurrare fra i soldati
Nel campo pretoriano: al ribellato
Esercito di Gallia omai s’aggiunse
L’altro di Spagna, e d’adoprarsi è tempo
Per la caduta del tiranno. Avvezza
A mutare padroni ed affamata,
La plebe insorgerà, nè v’à legione
Che mova sì gagliarda alla battaglia
Come un popol ch’à fame.
NEVIO
E i pretoriani?
ICELO
Non piglian soldo da tre mesi.
NEVIO
Nostri
Saranno.—Oh! per gli Dei torni una volta
Quella che tanto amâr Catone e Bruto
Divina libertà.—Che ci lasciarono
Questi eredi di Cesare? vergogna,
Ozio, catene. Conculcato giace
Ogni dritto—la scure dei littori
Troncar vorrebbe a mezzo anche il pensiero!
E là nel campo del romano Marte
Ove co’ plebisciti glorïosi
Il nostro popol-re parlava al mondo,
Or sta silenzio—quel vile silenzio
Che i vivi agguaglia ai morti, ed in sepolcri
Converte le città.—Tentiamo, o amico;
È sublime l’impresa e a noi seguaci
Non mancheranno. Se contraria avremo
Fortuna, avremo gloria, e un bel morire
Anteporremo a brutta vita.