Un’altra sala della casa imperiale, statue ed abbozzi di statue. Da un lato della scena una figura in marmo rappresentante Egloge.

ATTE

È questo il tempio ove prodigi d’arte
Meravigliosa spirano dal marmo
Attica grazia, e qui l’imperïale
Pugillator, deposta ogni fierezza,
Si tramuta in artefice. Beffarda
Natura di costui!—La mente à greca,
Romano il core.—Eppure egli una volta
Pianse nel sottoscrivere il decreto
Che puniva di morte un cittadino,
E parve inconsolato, e la scïenza
Esecrò delle lettere!—Nerone
Piangeva, ed ora?—Oh quanto è mai nefanda
La mia fortuna! Io sento che disprezzo
Questo tiranno, e nondimeno l’amo
D’amor che m’impaura, e a lui son tratta
Da ineluttabil fato.—

(Fermandosi avanti la statua di Egloge)

Ecco, egli stesso
Scolpì l’effigie della saltatrice,
Ed a schernirmi le lasciò negli occhi
Quel continuo suo riso!—Non fidarti
Della tua sorte allegra. Ò conosciuto
Le spose di Nerone; erano belle
Più assai di te, di te più assai superbe,
O mercenaria druda d’una notte,
Nè avrian sofferto di mandarmi un guardo
Dal talamo divino... Ove son esse?

SCENA II.

Atte, Menecrate

MENECRATE (avanzandosi dopo aver udite le ultime parole di Atte)

Ov’eran prima che fossero nate;
Nel nulla.