Giulia—Che dice la carissima nostra signora Elvira? (A suo fratello) Questa è la signora Elvira Bassi maestra delle nostre scuole. (All'Elvira) Il commendatore Rodolfo mio fratello. (Si fanno riverenze) S'accomodi qui accanto a me. (Il Direttore siede accanto al Sindaco, la Maestra dall'altra parte della stanza colla signora Giulia e Rodolfo).

Rodolfo—Non dubito che non debba essere un'eccellente maestra, perchè raramente la bellezza va disgiunta dal buono ingegno.

Elvira—Se non avessi sentito parlare tante volte di lei come di compitissimo cavaliere, direi che la si fa giuoco di me. Ad ogni modo non tengo le sue parole se non per un complimento non meritato.

Rodolfo—Anzi meritatissimo. (E parlando nell'orecchio alla sorella) Da questa maestrotta ci piglierei due lezioncine anch'io.

Giulia—(Sottovoce) Andiamo, vecchio matto! Tu hai moglie e figliuoli... (E volgendosi all'Elvira) Dunque, signora Elvira, qual mia buona ventura l'ha mossa a venir qui da me?

Elvira—Vorrei pregarla d'un favore...

Rodolfo—Parli pure liberamente. Io ho veduto là un certo libro che mi divertirò a dargli un'occhiata. (Si alza, piglia il libro e si adagia su una poltrona al lato opposto).

Elvira—Senta, signora Giulia, si dice qui per il paese, che or ora arriva l'Ispettore, e che starà qui da lei. È tanto che feci quella súpplica, e non ho avuto risposta. Vorrei che, parlando col signor Ispettore, la dicesse per me due parolíne dolci. Che vuole? Mi parrebbe ora di migliorare un po' condizione, molto più che il Direttore mi ha formalmente chiesta per moglie.

Giulia—Volentierissimo... anche quattro delle parolíne. E poi c'è là mio fratello che è amico dell'Ispettore...

Fabrizio—(al Direttore) Senta, si deve fare una cosa solenne. Coll'Ispettore verrò io, verrà mio cognato, mia moglie: e anche inviteremo qualchedun'altro. Poi, per mezzo di mio cognato, ne parleranno i giornali... ci dobbiamo fare onore.