Di che sdegnati fortemente i Normanni, i quali nè tampoco avevan avuto in tanti incontri gran saggi del suo valore, furono risoluti d'elegger altri per lor Duca, e concordemente elessero Argiro figliuolo del famoso Melo, il quale poco prima, stando carcerato in Costantinopoli, fuggì destramente dalle carceri coll'occasione della morte di Michele Paflagone, e ricovratosi in Puglia, fu da' Normanni ricevuto con grande applauso e stima; li quali non arrischiandosi ancora per li motivi di sopra addotti, far cadere questa elezione in uno della lor propria Nazione, stimarono meglio di portar questi ad onore sì grande, innalzandolo su d'uno scudo, secondo la maniera usata in quel tempo da' Popoli di Francia.
La Corte di Costantinopoli, non sapendo quai Capitani più eleggere, pensò Calefato di valersi di bel nuovo di Maniace, onde trattolo da prigione, lo mandò tosto in Calabria contro i Normanni[203]. Questi volle segnalar sopra gli altri la sua venuta con crudeltà inudita, e pose tanto terrore nel paese, che i Normanni, essendosi con lui cimentati presso Monopoli e Matera, e scorgendosi di forze disuguali pensarono meglio di ritirarsi dentro alcune Piazze forti, attendendo intanto che questa gran furia e tempesta per qualche prospero avvenimento passasse.
Non andarono ingannati, però che non passò molto tempo, ch'essendo stato, come si disse, l'Imperador Calefato deposto dall'Imperio, e dall'Imperadrice Zoe innalzato al Trono Costantino Monomaco, a cui ella sposossi: Maniace sentendo dispiacere dell'innalzamento di Costantino, de' tanti disordini della Corte pensò di approfittarsi, e ribellando apertamente da Zoe e Monomaco, con disegno di farsi egli da' suoi aderenti acclamare Imperadore, perduta ogni speranza di soccorso da Costantino, s'intrigò a più pericolose imprese, che lo tennero occupato, e distratto in molte parti. Egli allora deposto ogni rispetto ed ubbidienza al suo Principe, devastò crudelmente e barbaramente tutti i contorni di Monopoli, di Matera: nell'istesso tempo, che dall'altra parte Argiro aveva preso Giovenazzo, e posto l'assedio a Trani: indi essendo stato dall'Imperador Costantino mandato Pardo con un tesor grande d'oro e d'argento in Puglia per nuovo Catapano, affin di reprimere la perfidia di Maniace: questi che ne fu avvisato, se gli fece incontro co' suoi soldati, ed ammazzatolo miseramente, gli tolse via ogni cosa, se medesimo arricchendone e profondendone ancora molta parte all'esercito, si fece gridare Augusto, vestendosi di tutte l'insegne imperiali[204]; da poi avendo in vano sforzata Bari, ritirossi a Taranto, ove avea collocata la sua sede. Quivi da Argiro e da' Normanni fu assediato, ma giti vuoti questi disegni, egli da poi in Otranto fermossi, donde finalmente nella Bulgaria, traversando l'Adriatico portossi: quivi pugnando con Stefano Sebastoforo, restò in battaglia vinto e preso: fugli troncato il capo, e mandato all'Imperadore in Costantinopoli[205].
I Normanni in tante rivoluzioni non tralasciarono approfittarsene; onde senza molta fatica attesero a riacquistare ciò che aveano abbandonato all'arrivo di Maniace. E rassodate ora con maggior fermezza le loro fortune per altre conquiste, che di giorno in giorno facevano, pensarono per maggior sicurezza a non voler altri Capitani, che della loro Nazione; e se bene Argiro era da essi tenuto in molta stima, nulladimeno avendo scorto, che sotto la di lui condotta mal aveano potuto sostenere gli sforzi di Maniace, e che le maggiori azioni, e più gloriose a Guglielmo Bracciodiferro si doveano, credettero di far meglio di sottomettersi a lui; onde radunatisi in quest'anno 1043 nella città di Matera, ove Maniace pochi mesi prima avea esercitato le più grandi crudeltà, l'elessero lor Comandante, e datogli per onore il titolo di Conte, fu perciò, ch'egli fosse il primo, il quale Conte di Puglia si nomasse.
§. I. Di Guglielmo Bracciodiferro I Conte di Puglia, creato l'anno 1043.
Questi fu il primo Titolo, e principio di tutti gli altri Titoli, che la regal Casa normanna ebbe in Puglia e da poi in Sicilia, il qual non l'ebbe, nè per autorità di Papa Benedetto IX, nè dall'Imperador greco Costantino XI, che allor imperava in Oriente, ma, come narrano Lupo Protospata e Lione Ostiense, per elezione de' Capitani, de' soldati e del Popolo cioè de' Signori italiani, longobardi e normanni Capi e maggiori dell'esercito, i quali unitisi a consiglio, decretarono che si conferisse il titolo di Conte a Guglielmo Bracciodiferro; il qual decreto approvando tutti i Capitani minori, e tutto l'esercito italiano e normanno, la soldatesca tutta l'acclamò Conte, che fu il meglio dato, e più legittimo, che se o dagli Imperadori di Oriente e d'Occidente, o dal Papa lo ricevesse. Egli è credibile, come suspica Inveges[206], che i Normanni in questa elezione avesser usate particolari cerimonie nel crearlo Conte, e che oltre il suono de' timpani e delle trombe, che comunemente accostumavasi nella promozione de' Conti (come può vedersi presso Ugone Falcando, quando Riccardo di Mandra fu fatto Conte di Molise) l'avessero eletto Conte coll'antica cerimonia italiana di dargli in mano lo stendardo; quasi che fosse stato costituito Gonfaloniere della nostra Lega italiana e normanna contro l'Imperador greco; e che da ora sopra dell'arme per segno di Corona usasse un semplice cerchio senza gioja, per distinguerlo dai titoli di Marchese e di Duca, e senza raggi, per distinguerlo da' titoli di Principe, ma così schietto, come era allora de' Conti.
I Normanni adunque avendosi in cotal guisa eletto per Conte di Puglia Guglielmo, acciocchè pacificamente potessero godere delle loro conquiste, ed infra di loro non potesse allignare alcun seme di discordia, pensarono a dividersi di buon accordo le terre conquistate, e quelle ancora che aveano in animo di conquistare. Essi nel cominciamento della loro dominazione nella Puglia introdussero una politia e forma di governo non dissimile a quella, che per dieci anni tennero i Longobardi, quando morto Clefi non curandosi di rifare un nuovo Re, distribuitesi infra di loro le città del Regno, ciascuno colle medesime leggi ed istituti amministrava il Contado a se commesso, e nelle deliberazioni più gravi e di momento, in Pavia città principale solevan tutti convenire, ove assembrati consultavano degli affari più rilevanti della Repubblica.
I Normanni ancorchè militassero sotto un Capitano, che l'elessero per evitar le confusioni ed i disordini, che sogliono accadere quando nell'imprese un solo non imperi; nulladimeno ciascuno, più come compagno che come ministro in guerra, erasi adoperato, e molti v'aveano avuto nelle conquiste egual parte, e somministrata ugual opra e soccorso. Rainulfo Conte d'Aversa v'avea mandata molta gente sotto dodici Capitani: Guglielmo Bracciodiferro erasi cotanto in quell'impresa segnalato: eransi ancora distinti sopra gli altri Drogone e Umfredo suoi fratelli: Arduino primo autor dell'impresa; e molti prodi e valorosi Campioni i quali non lasciarono ancora in tante occasioni esporre le loro persone in ogni pericolo e cimento. Perciò essi sin dal principio, che s'accinsero a sì nobili impresa, di buon accordo convennero, che ciò che si sarebbe conquistato, non dovesse ad un solo darsi, che ne fosse sol padrone, ma ugualmente infra di lor partirsi. E quantunque Guglielmo fosse stato eletto Conte, questo non fu, che a sol titolo d'onore, non che, come fu da poi variato, la Puglia cedesse sotto la dominazione d'un solo.
Per queste cagioni fu da essi introdotto in questi principj un tal governo, che s'accostava più all'aristocratico, che al monarchico; perciò consultando il tutto con Guaimaro Principe di Salerno loro antico alleato, intimarono una Dieta in Melfi, ove tutti per quest'effetto dovessero convenire, alla quale invitarono ancora Guaimaro e Rainulfo a dovervisi trovare[207]. Essi in questa guisa si divisero le città. A Rainulfo Conte d'Aversa si diede la città di Siponto col Monte Gargano con tutte le sue terre e luoghi appartenenti al medesimo. A Guglielmo Bracciodiferro si diede la città d'Ascoli, confirmandogli il titolo di Conte, che di comun consenso già gli si era concesso. A Drogone Venosa. S'assegnò ad Arnolino Lavello: Monopoli ad Ugone: Trani a Pietro: Civita a Gualtiero: a Ridolfo Canne: a Tristaino Montepiloso: Trigento ad Erveo: Acerenza ad Asclittino: S. Arcangelo a Rodulfo: Minervino a Raimfrido: e ad Arduino, secondo ciò, che aveano giurato, fugli ancora assegnata la porzion sua. Così fu partito ciò ch'essi infinora aveano conquistato in Puglia. Solo la città di Melfi, che era la prima e la più forte Piazza, che infino allora aveano acquistata, restò a tutti comune. Essi se la serbarono per aver un luogo ove potessero ragunarsi, qualora doveano deliberare delle cose più rilevanti della lor Nazione: quindi Melfi cominciò ad estollere il capo sopra l'altre città della Puglia, onde i romani Pontefici la riputaron capace di potervi ivi ragunare qualche Concilio, come fecero; ed essendosi anche Amalfi resa celebre per la navigazione, quindi avvenne, che presso gli Scrittori oltramontani, non bene intesi de' nostri luoghi, spesso confondendo l'una coll'altra città, prendono l'una per l'altra, ingannati dall'uniformità del nome.
Ecco come i Normanni si resero padroni della maggior parie della nostra Puglia: nè s'arrestò qui il corso delle loro conquiste, che poco da poi portarono sopra l'altre province, come qui a poco ravviseremo. Essi la tolsero a' Greci, che la possedevano; ancorchè l'Imperador di Occidente vi pretendesse avervi dritto, come Re d'Italia, a' quali nel Regno de' Longobardi fa sottoposta, e da' Duchi di Benevento era amministrata per mezzo de' Castaldi, che vi mandava, e perciò ricaduta in poter de' Greci, aveano ne' tempi degli Ottoni sovente preteso di sottoporla all'Imperio d'Occidente, ancorchè i successi non corrispondessero a' loro disegni.