Per l'infanzia del figliuolo governava l'Imperadrice Agnesa sua madre: Stefano valendosi dell'opportunità del tempo, vennegli in pensiero d'innalzare al Trono imperiale il Duca Goffredo suo fratello, con risoluzione, che unendo le sue forze con quelle del fratello, potessero con facilità discacciare i Normanni d'Italia, a' quali egli portava odio implacabile.
Ma intanto questi valorosi Campioni sotto il famoso Roberto Guiscardo, a cui il Conte Umfredo suo Fratello avea somministrate molte truppe, perchè l'impiegasse alla conquista della Calabria, aveano fatti progressi maravigliosi sopra questa provincia[257]. Essi da poi che Roberto per una sua ingegnosa astuzia, erasi impadronito di Malvito, aveano steso più oltre i confini, e sotto la lor dominazione poco da poi fecero passare le città di Bisignano, di Cosenza e di Martura.
Nè la morte del Conte Umfredo accaduta in Puglia intorno l'anno 1056 avea potuto interrompere il corso di tante conquiste, anzi diede a quelle più veloce corso: poichè non lasciando Umfredo che due piccioli figliuoli, Bacelardo ed Ermanno, lasciò il governo de' suoi Stati a Roberto stesso, a cui raccomandò i figliuoli, e spezialmente Bacelardo suo primogenito; onde succeduto Roberto nel Contado di Puglia dava terrore a tutti i Principi vicini, e molto più a Stefano R. P., dal quale era perciò grandemente odiato.
Ma a Stefano, cui non mancava ardire di cacciare i Normanni d'Italia, mancavano però le forze, e sopra tutto i danari: fu perciò tutto inteso a farne raccolta, e l'impegno nel quale era entrato gli fece pensare un modo pur troppo violento e scandaloso. Egli che da Abate di Monte Cassino fu innalzato alla Cattedra di S. Pietro, volle nel Ponteficato stesso ritenere quella Badia, nè permise che in suo luogo fosse altri sustituito; onde disponeva di quel monastero per doppia ragione con tutta libertà ed arbitrio[258]. Per le molte oblazioni de' Fedeli in questo tempo, pur troppo per li Monaci prospero, aveano essi raccolto un ricchissimo tesoro d'oro e d'argento, che in quel monastero i Monaci con gran cura e vigilanza custodivano: Stefano vedendo che per nessun altro miglior modo poteva conseguir il suo fine, pensò averlo in mano, ed ordinò al Proposito di quel monastero, che tutto il tesoro d'oro e d'argento ch'ivi trovavasi l'avesse subito, e di nascosto portato in Roma. Avea egli disposto di passare con quello in Toscana, ove era il Duca Goffredo suo fratello, affinchè conferito con lui il suo disegno, potessero da poi ritornarsene insieme per discacciare d'Italia i Normanni. La costernazione nella quale entrarono i Monaci per sì infausta novella ben ciascuno potrà immaginarsela: essi tutti mesti e dolenti, tentarono invano colle lagrime rimovere il Papa; onde finalmente da dura necessità costretti, avendo ragunato tutto il tesoro, in Roma a Stefano lo portarono. Il Papa quando lo vide, e vide insieme la mestizia ed il dolore de' Monaci, che glie lo portarono, sorpreso allora dalla mostruosità del fatto, ravvedutosi dell'eccesso, tosto pentissi d'averlo domandato, e lo rimandò indietro[259]. Ma poco da poi essendosi incamminato per la Toscana, fermatosi in Firenze, fu sorpreso da una improvvisa languidezza, che in pochi dì lo privò di vita in quest'anno 1058[260].
Così, morto Stefano, andarono a vuoto tutti i suoi disegni, e fu la costui morte sì opportuna a' Normanni, che non avendo altri, che impedisse i loro vantaggi, poterono indi a poco stendere le loro conquiste, non pur nella Calabria, ma sopra il Principato di Capua ancora, per un'occasione, che più innanzi saremo a narrare.
§. I. Roberto Guiscardo è salutato I. Duca di Puglia e di Calabria.
Intanto per la morte di Stefano tornò Roma di bel nuovo nelle confusioni e disordini; poichè Gregorio d'Alberico Conte di Frascati, ed alcuni Signori Romani, di notte, e con gente armata, posero per forza nella Santa Sede Giovanni Vescovo di Velletri, che prese il nome di Benedetto; ma essendosi opposto a quest'elezione Pier Damiano uomo da bene (il qual poco prima da Stefano richiamato dall'Eremo, era stato fatto Vescovo d'Ostia) insieme con gli altri Cardinali, fecero in guisa, che tornato Ildebrando dalla Germania, ove era stato mandato da Stefano all'Imperadrice Agnesa, avendo inteso tali disordini, fermossi in Firenze, da dove attese a far ritrarre i migliori Romani dal partito contrario, e col favore del Duca Goffredo Marchese di Toscana oprò in maniera, che ragunati in Siena que' Cardinali, che non aveano avuta parte nell'elezione di Benedetto, vi elessero per Papa Gerardo Arcivescovo di Firenze. L'Imperadrice Agnesa madre d'Errico, confermò l'elezione, e diede ordine al Duca Goffredo di metter Gerardo in possesso, e di cacciarne Benedetto. Questi prese il partito di rinunziare il Ponteficato; onde Gerardo portatosi in Roma, vi fu riconosciuto per legittimo Papa, e fu chiamato Niccolò II, il quale poco da poi nell'anno 1059 tenne un Sinodo di 113 Vescovi, dove comparve Benedetto, dimandò perdono, e protestò, che gli era stata fatta violenza. In questo Concilio furono fatti regolamenti per la libertà dell'elezione del Papa, e stabilito, che i Cardinali dovessero in quella avere la parte migliore; poi l'eletto fosse proposto al Clero ed al Popolo, ed in ultimo luogo si ricercasse il consenso dell'Imperadore.
Queste revoluzioni, che molto spesso accadevano in Roma, e molto più i disordini, che nell'istesso tempo si sentivano nella Corte di Costantinopoli, maravigliosamente conferivano all'ingrandimento de' Normanni. Non temevano da parte alcuna di ricevere impedimenti; poichè la minorità d'Errico III, governando l'Imperadrice sua madre, non faceva molto pensare alle cose di queste nostre province. Costantinopoli, per la morte accaduta nell'anno 1054 di Costantino Monomaco, tutta era in disordine e confusione; poichè succeduta nell'Imperio Teodora sorella di Zoe, e dopo un anno quella morta, Michele Stratiotico fu dagli Ufficiali del Palazzo posto in suo luogo; ma questi, resosi poi Monaco, lasciò volontariamente la Corona nell'anno 1057, onde insorsero nuove fazioni per l'elezione del successore; ma acquistando maggior forza quella di Isaacio Comneno, fu questi salutato Imperadore in quest'anno 1058.
I Normanni perciò con miglior agio attesero a dilatare i loro confini, e que' di Puglia sotto il famoso Roberto Guiscardo gli distesero sopra quasi tutta la Calabria. Questo Principe, essendo succeduto nel Contado di Puglia, era riconosciuto non già come Tutore di Bacelardo suo nipote, qual egli era secondo che narra Guglielmo Pugliese[261], ma come assoluto Signore. Egli sembrava, che in quest'occasione non fosse disposto a contentarsi d'una semplice tutela, siccome da dovero non se ne contentò da poi; anzi pretese, che dovea egli succedere ad Umfredo, conforme Umfredo era succeduto a' suoi fratelli primogeniti; ed egli avea già designato per suo successore Roggieri altro ultimo suo fratello, col quale avea diviso l'Imperio, e creatolo perciò come lui anche Conte. Era pertanto tutto inteso a discacciar i Greci dal rimanente della Calabria, prese Cariati e molte altre Piazze d'intorno, e portò finalmente le sue armi infino a Reggio capo di quella provincia, alla qual città pose l'assedio. Gli assediati non potendo lungamente sostenerlo si diedero a Roberto; ond'egli rendutosi Signore di così illustre ed antica città, non si contentò più del titolo di Conte, ma con solenne augurio e celebrità fecesi salutare, ed acclamare Duca di Puglia e di Calabria. Lione Ostiense[262] narra, che la gloria dell'espugnazione di Reggio gli partorì questo novello titolo. Curopalata scrisse, che lo produsse il governo trascurato e puerile di Michele VII, Imperador Greco; ma il Pellegrino[263] fa vedere, che Roberto ad emulazione dei Greci, e per rintuzzare il lor fasto lo facesse. Aveano essi costituito Argiro in Bari Duca di Puglia, ancorchè questa nella sua maggior estensione fosse passata sotto il dominio de' Normanni: imperocchè i Greci ancorchè perdessero l'intere province, non perciò lasciavano di ritenere almeno i fastosi titoli ed i nomi di quelle, trasferendogli sovente in altra parte, siccome fecero dell'antica Calabria, la quale, come fu ne' precedenti libri osservato, passata che fu sotto la dominazione de' Longobardi, essi trasportarono questo nome di Calabria in un'altra provincia, che allora ancora ritenevano.
Chi a Roberto conferisse questo nuovo titolo di Duca, non è di tutti conforme il sentimento. Lione Vescovo d'Ostia par che accenni, che fu una casuale acclamazione del Popolo; ma Curopalata dice, che i Signori e Baroni pugliesi suoi vassalli, vedendo che egli allo Stato di Puglia avea aggiunta la Calabria, con pubblico consiglio, ritenendo per essi i titoli di Conti sopra le terre che s'aveano divise, decretarono il titolo Ducale a Roberto; donde si convince l'errore del Sigonio[264], il quale reputò, che insuperbito Roberto per l'espugnazione di Reggio in Calabria, e poco da poi per l'altra di Troja in Puglia, disdegnando l'antico titolo di Conte, per se stesso, e di sua propria autorità s'intitolasse Duca di Puglia e di Calabria.