Così avendo questo Principe restituito con tanto valore al suo dominio tutto il Regno di Puglia, si dispose di passare in Sicilia per maggiormente stabilirla nella fede regia, e purgare quell'isola d'ogni vestigio, che mai vi rimanesse della fazion contraria. Navigò lo stretto, ed in Messina giunto, fecevi dimora per pochi giorni, ed indi passò a Palermo regia Sede degli antichi Re di Sicilia.
Intanto il Pontefice Alessandro, non potendo per se solo rintuzzare le forze di Manfredi, rinovò in quest'anno 1257 le pratiche in Inghilterra, per ridurre quel Re ad accettar l'investitura del Regno offertagli per Edmondo suo figliuolo; e narra Matteo Paris, che Errico vi condescese; ma perchè le forze non erano pari all'impresa, il Re desiderava, che gl'Inglesi gli dessero validi ajuti: per la qual cosa fece egli unire un Parlamento, e fecevi in quello comparire Edmondo vestito alla Pugliese, per maggiormente spingergli a soccorrerlo, acciocchè il Regno offertogli, per cagion loro non si perdesse[63]; ma gl'Inglesi niente conchiusero, e come diremo, nell'anno 1259 il trattato rimase affatto estinto; e Manfredi per vano rumore, essere Corradino morto, fattosi incoronare a Palermo, si stabilì nel Trono di Sicilia: ciò che bisogna rapportare nel seguente libro di quest'istoria.
(Si leggono presso Lunig[64] due Brevi d'Alessandro IV uno scritto ad Errico Re d'Inghilterra padre d'Edmondo, ed un altro al Vescovo di Erford, perchè in vigor dell'investitura si sollecitassero per questa spedizione, e mandassero gente e 'l denaro promesso per discacciar Manfredi del Regno).
FINE DEL LIBRO DECIMOTTAVO.
STORIA CIVILE
DEL
REGNO DI NAPOLI
LIBRO DECIMONONO
Mentre Manfredi era in Palermo, giunse quivi novella, che il Re Corradino fosse morto in Alemagna; ma in questo passo d'istoria gli Scrittori, secondo le fazioni contrarie, non convengono. I Guelfi, come Giovanni Villani Fiorentino, e gli altri Italiani di quel partito narrano, che Manfredi per eseguire il suo scellerato pensiero, che lungo tempo sotto contrario manto nascondeva d'usurpar il Regno al Re suo nipote, avendo tentato invano di farlo avvelenare, avesse ordinato alcuni falsi messi, che gli portassero nuova di Germania, prima dell'infermità, e poi della morte di Corradino, e che questo rumore sparso in Palermo, ed in tutte le città del Regno, fosse stato tutto per sua astuzia ed inganno; e che perciò, per maggiormente farlo credere, con dissimulazione grandissima di dolore inviò a' Baroni e Sindici delle terre dell'uno e l'altro Regno cotal avviso, pubblicando per vera la morte di Corradino, e che avendo in Palermo fatto celebrare con pompa reale, e con dimostrazione di grandissimo lutto i funerali per la finta morte di quel Principe, avesse egli in presenza di tutti i Conti, Baroni e Prelati ivi concorsi, fatta una gravissima orazione, colla quale connumerando i beneficj de' Principi Normanni, e degli Imperadori Svevi suoi progenitori verso l'uno e l'altro Regno, e l'opere fatte da lui a tempo di Corradino, e nell'infanzia di Corradino suo figliuolo, pregò tutti, che poichè la fortuna in sì poco spazio, mostrandosi nemica al sangue loro, avea mandato sotterra sì grande Imperadore, com'era stato Federico suo padre, con tanta numerosa progenie, non volessero fraudar lui di quella successione, che la volontà di Dio, e quella di suo padre dichiarata nel di lui testamento, l'avea destinata, avendolo lasciato vivo per sua misericordia, dopo la morte di tanti altri Regali. Ed aggiungendo poi la poca speranza, o il poco timore, che s'avea da tenere de' Pontefici romani, per essere il di lor governo breve e mutabile, nel quale la morte d'uno guasta quanto è fatto in molti anni di vita, e lascia al successore necessità di cominciare ogni cosa da capo: vogliono, che queste cose dette da lui con somma grazia e con mirabil arte, fossero state di tanta efficacia e vigore, che fu immantenente da tutti salutato per loro Re e Signore.
Dall'altra parte l'Anonimo, ancorchè Scrittor contemporaneo, ma tutto Ghibellino, e coloro che lo seguirono, narrano, che niente Manfredi usasse di simil inganni ed astuzie; ma che sparsosi nel Regno cotal rumore della morte di Corradino, quasi tutti i Conti, e gli altri Magnati del Regno, i Prelati ancora delle Chiese s'avviarono immantenente in Sicilia a trovar Manfredi, siccome fecero tutte le altre città dell'uno e l'altro Regno, con mandar i loro Sindici, e messi in Palermo: dove insieme uniti, di concorde volere tutti lo richiesero, che avendo egli sinora con tanta prudenza governato il Regno per parte sua, e di Corradino suo nipote, essendo questi mancato, dovesse egli come vero erede di quello, prenderne il governo, e coronarsi Re di Sicilia; che alle grida e a' desiderii di tutti, essendo concorso i Conti, i Baroni e tutti i Prelati del Regno l'avessero gridato Re, e colle solite cerimonie l'incoronassero nel Duomo di Palermo agli 11 del mese di agosto di quest'anno 1258[65].
Che che ne sia, se Manfredi colle sue arti s'avesse ciò proccurato, come è più verisimile a chiunque riguarda l'ambizione ch'ebbe di dominare, o fosse caso o volontà de' sudditi, fu egli con solenne cerimonia, secondo il costume de' maggiori concorrendovi tutti i Conti, Baroni, e gli altri Magnati del Regno, con molti Prelati, gridato e coronato Re, assistendo a questa sua incoronazione infiniti Vescovi e Prelati; e Rinaldo Vescovo d'Agrigento, che celebrò la messa, l'unse del sacro olio, assistendovi l'Arcivescovo di Sorrento, e l'Abate Cassinense, e poscia dagli Arcivescovi di Salerno, di Taranto e di Monreale gli fu posta, nel Trono assiso, la corona Reale. Alcuni sognarono, che Manfredi si fosse fatto anche incoronare Re di Puglia in Bari colla corona di ferro, siccome dissero di Errico e di Costanza; ma ancorchè il Beatillo nella vita di S. Niccolò di Bari, con autorità d'alquanti moderni Scrittori s'ingegni provarlo, è ciò tutta favola, non essendovi niuno Scrittore antico o contemporaneo, che lo rapporti.
Tosto che il Re Manfredi fu assunto al solio del Regno, per obbligarsi maggiormente i popoli, ed acquistarsi nome di benefico, e di liberale, nella festa della sua coronazione, a tutti i Sindici delle città e terre, che ivi si trovarono, fece splendidissimi doni, diede uffici e molti promosse a gradi ed onori di cavalleria. Indi di Palermo ritornò tosto in Puglia con alcuni Saraceni, per tener in freno i Tedeschi; ma scorgendo esser tutte le province pacate, e liete del nuovo suo dominio, e che erano in placidissima pace, celebrò un general Parlamento a Barletta, ove onorò molti dell'ordine di cavalleria, e molt'altri investì di vari Contadi, dando loro per lo stendardo l'investitura. Dopo questo intimò un'altra general Corte in Foggia, ove avendo convocati i Baroni, e' gentiluomini, ornò molti altri del cingolo della milizia, e profusamente concedè ad altri onori, ufficj e preminenze; e con magnifici giuochi, feste ed illuminazioni tenne i popoli tutti allegri e festanti, e pieni di gioja.