Essendo arrivato il Papa a Capua, tosto i suoi emuli variando il fatto, facevano reo di questo delitto Manfredi; ed ancorchè per mezzo del Marchese Bertoldo proccurasse purgarsi col Papa, con dire, che attorto ciò se gl'imputava, nulladimanco, avendo scoverto che il Marchese in vece di difenderlo proccurava la sua prigionia, mandò nella Corte del Papa, ch'era allora in Capua, Gualvano Lancia suo zio per difendersi; ed egli intanto nell'Acerra in casa di quel Conte suo cognato ricovrossi.

Il Papa pretendeva che Manfredi si presentasse avanti di lui per conoscere della di lui inquisizione; Manfredi non ripugnava venire, purchè se gli fosse promessa sicurtà della sua persona; ma Gualvano Lancia, avendo penetrato, che il Papa voleva imprigionarlo, nè voleva dargli sicurtà, ma che si fosse presentato avanti il suo Legato; avvisò a Manfredi, che tosto partisse dall'Acerra, non stando ivi sicuro, e che proccurasse andarsene in Puglia, ove coll'intelligenza dei Saraceni, ch'ivi erano suoi partigiani, proccurasse entrar in Lucera, e quivi afforzarsi[36]. Manfredi avuto quest'avviso partì di notte, e seco portossi due fidati giovani Nobili napoletani, che con se avea, i quali furono Marino Capece, e Corrado suo fratello. Questi furono i suoi fidi compagni, che non l'abbandonaron mai in tutto quel pericoloso e disagevol viaggio.

Passati molti pericoli e disagi, finalmente Manfredi giunse in Lucera, ove coll'ajuto de' suoi Saraceni, che erano dentro, infrante le porte, entrò ivi pien di gloria, e da tutta la città fu acclamato, e gridato per lor Principe e Signore, a' quali esponendo le cagioni per le quali erasi allontanato dalle parti del Pontefice, che non come Governadore, ma come Signore voleva usurpare il Regno al Re pupillo suo nipote, dichiarò, la volontà sua non essere altra, che jura Regis nepotis sui, et sua, et libertatem, bonumque statum Regni, et Civitatis ipsius viriliter manutenere, atque defendere, come scrive l'Anonimo. Per la qual cosa tutti gli prestarono giuramento di fedeltà, e d'omaggio, pro parie Regis, et sua.

Il Marchese Bertoldo, Odone suo fratello ed il Legato del Pontefice, udita la sorpresa di Lucera, tosto uniti insieme s'afforzarono colle loro truppe in Troja per resistergli; ma Manfredi, essendosi indi a poco impadronito di Foggia, avanzava alla giornata di forze, e reso formidabile il suo esercito, dopo varie vicende, ruppe finalmente il Legato e l'esercito Papale, prese Troja, disperse le genti d'Odone e del Marchese Bertoldo; e sopra di esse ottenne rimarchevol vittoria. Allora fu, che Manfredi scrisse a' Baroni del Regno suoi partigiani quella lettera, che si legge presso il Summonte[37], avutala da Pier Vincenti di Brindisi, nella quale minutamente descrivesi questa vittoria, che bisogna averla per vera, siccome per tale l'ebbe Rainaldo ne' suoi Annali: giacchè è conforme a quel, che di tal vittoria diffusamente ne scrisse l'Anonimo.

§. I. Innocenzio abbandona il Re d'Inghilterra, ed invita il fratello del Re di Francia alla conquista del Regno: se ne muore in Napoli, e svaniscono i suoi disegni.

Innocenzio sin dal mese di giugno dell'anno 1253 erasi colla sua Corte portato in Napoli, dove sentendo i progressi di Manfredi fatti in Puglia, temè non finalmente dovesse discacciarlo da tutte l'altre province del Regno, ch'erano nell'ubbidienza della Chiesa: e vedendo essere inutile ricorrere in Inghilterra, avendo avuta contezza in quel tempo che fu in Francia del valore e prudenza di Carlo d'Angiò Conte della Provenza, fratello del S. Re Lodovico di Francia, spedì a quello Maestro Alberto da Parma suo Cappellano e Segretario, per trattare la sua venuta in Regno, offerendogliene l'investitura. Ma per trovarsi il Re Luigi in Oriente implicato nella guerra Sagra, non potendo dargli ajuto, non potè niente conchiudersi: rimase non perciò Alberto in Francia, e trattò quest'affare sotto i Pontefici successori d'Innocenzio per quattordici anni a fin di ridurre il trattato ad effetto, siccome sotto il Pontificato d'Urbano IV fu ridotto[38].

Vi è anche chi scrisse che, infermatosi Innocenzio in Napoli, avendo intesa la novella della vittoria ottenuta da Manfredi, se ne morisse di cordoglio a' 7 o, come altri rapportano, a' 13 dicembre di quest'anno 1254[39]. Giace sepolto questo Pontefice nel Duomo di Napoli, ove ancor oggi s'addita il suo tumulo. Pontefice, che potè darsi questo vanto, d'essere stato il primo, che unisse alle pretensioni, che han tenuto sempre i Pontefici romani sopra questo Reame, l'attual possesso di quello. Tutte le spedizioni degli altri Pontefici per conquistarlo furono, o infelicemente terminate o appena mosse dissipate e spente; d'Innocenzio IV può solamente dirsi che per più mesi ne avesse avuto il corporal possesso, e che per altri tanti lo tramandasse al suo successore Alessandro IV. Perciò si leggono di lui tante investiture concedute a molti nostri Baroni, delle quali si è fatta memoria. Pontefice ancor egli intendentissimo di ragion civile, e che ornò la nostra giurisprudenza di molti trattati e volumi.

Fioriva in Italia in questi anni l'Accademia di Bologna sopra tutte le altre; dove Innocenzio essendo giovane apprese la disciplina legale, e nelle leggi civili ebbe per Maestri Azone, Accursio e Jacopo Balduino; siccome nel jus canonico Lorenzo Spagnuolo, Giovanni Teutonico, Jacopo d'Albasio ed Uguccione, principali Dottori di quella età; onde ne divenne un dei più perfetti legisti del suo tempo[40]. E volendo emulare Innocenzio III pur famoso Giureconsulto de' suoi tempi, in mezzo alle cure di quel turbolento ed inquieto Pontificato, non tralasciò questi studj, perchè stando in Lione, scrisse sopra i cinque libri de' Decretali gli Apparati, di che tanto i Canonisti si servono: fondando il principio sopra l'autorità d'Ezechiel profeta: della qual Opera scrivendo S. Antonino dice, ch'ella è di maggior autorità, che la lezione di ciascun libro degli altri Dottori, onde ne venne chiamato padre e monarca delle divine ed umane leggi.

Scrisse le Costituzioni, che fece nel Concilio di Lione, parte delle quali s'hanno nel Sesto libro dei Decretali. Compose un libro, che Ostiense nella sua Somma chiama Autentiche. Ed un altro intitolato Apologetico, contro a Pietro delle Vigne, intorno alla giurisdizione dell'Imperio ed autorità del Papa; e compose anco i Commentarj del vecchio e del nuovo Testamento.

Ebbe in molto pregio gli uomini virtuosi, e letterati, fra' quali Alessandro d'Ales di nazione inglese, ch'essendo già vecchio prese l'abito de' Frati Minori; dal quale fece comporre la Somma della Teologia, ed altre grandi opere, onde ebbe il cognome di Dottore Irrefragabile. Spinse Bernardo da Parma, ed il Compostellano, ch'erano suoi Cappellani, perchè scrivessero sopra il Decretale, e componessero altre opere.