Questo tumulto di Napoli col sacco di tante case, ch'erasi disseminato ne' casali d'attorno, ancorchè fosse stato ripresso da' Nobili e da' gran Popolani, avendo prese l'armi, quietarono il romore e poi corsero al castello, per mostrarsi pronti al servigio della Regina e di Papa Clemente, pose in tanto timore il Papa, che non bastandogli tutto ciò ch'erasi fatto ed offerto da' Nobili, volle tosto imbarcarsi su alcune galee coi suoi Cardinali e gitone prima a Gaeta, di là poi passò ad Avignone, dove restituì la Sede pontificale, ed ivi per molto tempo fu ubbidito non men dalla Francia che dalla Spagna, Scozia, Lorena e Savoia.
La Regina, benchè fosse per questi rumori rimasta assai turbata, nulladimanco usando la solita virilità, confidata nella prontezza de' Nobili, che aveano raffrenato l'ira ed il furore del Popolo, ordinò a Raimondo Ursino figliuolo del Conte di Nola, ed a Stefano Ganga Reggente della Vicaria, che con buona banda di gente uscissero contro i ladroni del contorno, e da poi che n'ebbero tagliati a pezzi un gran numero e molti presi, che furono tenagliati e divisi in quarti entrarono nella città, e per ordine della Regina andarono alle case del Bozzuto, e non ritrovandolo, perocchè era scappato via, avendo veduto, che quei del Popolo aveano deposte l'armi, fecero diroccare le case paterne dell'Arcivescovo nel Seggio di Capuana, e poi fecero dare il guasto alle sue possessioni. Il Brigante con alcuni altri Capi di quel tumulto furono subito tutti insieme appiccati; tanto che il Popolo minuto per lo grandissimo timore conceputo, si stava rinchiuso nelle sue proprie case.
Non guari da poi si vide Napoli posta di nuovo tutta in armi e sconvolgimenti, per cagion d'una gara che in que' tempi passava tra' Nobili delle piazze di Capuana e Nido, con quelle di Portanova, Porto e Montagna, pretendendo que' di Capuana e Nido in vigor di una sentenza, che aveano riportata dal Re Roberto, d'esser preposti così negli atti, come ne' governi delle cose pubbliche a tutti gli altri Nobili dell'altre tre piazze, che per ischerno chiamavano Mediani, quasi che fossero un secondo stato, fra' Nobili ed il Popolo. All'incontro i Nobili de' tre seggi andavan tessendo genealogie delle altre famiglie, dando loro origini pur troppo basse, facendole originarie della costa d'Amalfi, de' Casali intorno e d'altri luoghi più ignobili, dove, a lor dire, i lor congiunti dimoravano esercitando ancora arti meccaniche a vili. Dalle contumelie si venne alle armi, e fu fatta strage grandissima per l'una parte e l'altra, e la città tutta posta in iscompiglio e disordine. La povera Regina, a cui premevano cose di maggior importanza, e che per riparare l'imminente tempesta che le soprastava, avea mandato il principe Ottone a S. Germano, non volle prender allora degli autori del tumulto e degli omicidiali castigo; ma importandole darvi presto riparo, cacciò fuori un indulto, col quale ordinando, che dato giuramento da ambe le parti in mano d'Ugo Sanseverino gran Protonotario del Regno di viver quieti, e di non vicendevolmente offendersi, indultava tutti que' Cavalieri, per le morti e contenzioni precedute, insino che col ritorno del principe Ottone suo marito, non si fossero quelle discordie intieramente terminate. L'indulto, di cui fa anche memoria Pier Vincenti[212] nel suo Teatro dei Protonotari, si legge impresso nella Storia del Summonte[213], e fu sotto li 3 settembre di quest'anno 1380 istromentato nel Castel Nuovo di Napoli, per mano di Facio da Perugia Giureconsulto, Viceprotonotario del Regno.
CAPITOLO V. Carlo di Durazzo è coronato Re da Papa Urbano, che depose la regina Giovanna, la quale adottossi per figliuolo Luigi d'Angiò, fratello di Carlo V Re di Francia. Invade Carlo il Regno, vince Ottone, e fa prigioniera la Regina, fatta poi da lui morire.
Intanto Margarita di Durazzo, sentendo per secreti avvisi, che il marito avea avuta già licenza dal Re di Ungaria, e che s'apparecchiava di venire in Roma, chiese commiato alla Regina, con dire che voleva andare nel Friuli a trovar suo marito; e la Regina, o che fosse per magnanimità, o perchè non sapesse certo l'intento di Carlo di venire contra lei, o per non volere provocarlo, le diede buona licenza e la mandò onorevolmente accompagnata: del che certamente dovette più d'una volta pentirsi, avendo potuto ritener lei, ed i due figliuoli Ladislao e Giovanna, che ambedue poi regnarono, e servirsene per ostaggi ne' casi avversi, che da poi le occorsero.
Carlo avuta licenza dal Re d'Ungaria, era finalmente giunto a Roma, ove avidamente fu accolto da Urbano. Avea questo Pontefice sin da luglio del passato anno 1379 pubblicata la sua Bolla[214], colla quale dichiarò scomunicata, scismatica e maladetta la regina Giovanna, privandola del Regno e di tutti i beni e feudi, che teneva dalla Chiesa romana e dall'Imperio, e da qualsivoglia altre Chiese e persone ecclesiastiche, con assolvere i suoi vassalli dal giuramento di fedeltà, e che più non l'ubbidissero[215]; onde giunto che fu Carlo in Roma, gli diede a primo giugno di questo anno 1381 l'investitura del Regno con ispedirgliene Bolla, e fu in Roma dichiarato Re di Napoli e di Gerusalemme, e quivi unto da lui ed incoronato[216].
(Presso Lunig[217] si leggono le lettere di Papa Urbano VI spedite in Roma nel 1381, colle quali dalla regina Giovanna trasferisce il Regno in Carlo Duca di Durazzo. E nella pag. 1150 si legge il diploma di Carlo, spedito nel suddetto anno, dove ricevè l'investitura datagli dal Papa, prestandogli giuramento di fideltà, e si obbliga a tutte quelle leggi e condizioni, contenute nell'investitura data da Clemente IV al Re Carlo I d'Angiò).
Co' denari ch'ebbe Carlo dal Re d'Ungaria soldò molta gente; ma il Papa non volle che partisse da Roma, se prima non desse il privilegio dell'investitura del principato di Capua e di molte altre terre a Butillo Prignano suo nipote. Urbano avuta l'investitura per suo nipote, mandò tosto a chiamare il conte Alberico Barbiano, che era allora in Italia Capitano di ventura, sotto il di cui stendardo teneva arrolata una gran compagnia di gente d'arme, e soldò questo Capitano con le sue truppe, che l'unì a quelle di Carlo; e volle anche, che con lui andasse per Legato appostolico il Cardinal di Sangro, sperando con l'acquisto del Regno avere gran parte di quello per gli altri parenti suoi.
Dall'altra parte la Regina accertata della coronazione di Carlo, mandò subito per Ottone suo marito che si trovava in Taranto, e fece chiamare al solito servigio tutti i Baroni del Regno; e chiamati gli eletti della città, pubblicò la venuta del nemico ed ottenne dalla città una picciola sovvenzione per porre in ordine e pagare le genti, che avea condotte da Puglia il principe Ottone. Ma si avvide in questa occasione, che i partegiani di Carlo eran molti nel Regno, e che le tante case principali, ingrandite e magnificate da Papa Urbano, le ostavano, e conobbe tardi non aver ella dato il conveniente antidoto all'artificio del Papa che sarebbe stato, quando Clemente fu in Napoli, fargli creare una quantità di Cardinali napoletani e del Regno, che avessero tenuta la parte sua, e non contentarsi di far solo Cardinale un Frate, da cui niente potea sperarsi. Venuta per ciò in diffidanza di potersi mantenere con que' presidj che avea, prese un espediente, che riuscì pur troppo funesto e lagrimevole per questo Reame, e che fu cagione di tante sue revoluzioni e calamità, che sostenne non meno che per due secoli seguenti[218]; poichè mandò il Conte di Caserta in Francia a dimandare aiuto al re Giovanni I di Francia, e per più incitarlo mandò procura d'adozione in uno de' figliuoli del Re, Duca d'Angiò, chiamato Luigi fratello di Carlo V Re di Francia successor di Giovanni, promettendo di farlo suo erede e legittimo successore del Regno e degli altri Stati suoi; ed ordinò al Conte, che procurasse in questa adozione il consenso del Papa Clemente; dal quale da poi a' 30 maggio del 1381 fu spedita Bolla, colla quale davasi l'investitura del Regno a Luigi ed alla regina Giovanna, cioè a costei mentre vivea, e a Luigi in perpetuo[219]; mandò anco in Provenza, ove tenea dieci galee, comandando, che s'armassero subito e venissero in Napoli, acciò ch'ella negli estremi bisogni avesse potuto usare il rimedio, che l'era ben succeduto nell'invasione del Re d'Ungaria.
(L'Istromento di questa adozione si legge presso Lunig[220], si legge il diploma della Regina Giovanna, col quale a Luigi d'Angiò, suo figliuolo adottivo, concede il titolo e le ragioni di Duca di Puglia. Parimente poco giù[221] si legge la Bolla di Clemente VII colla quale conferma l'adozione suddetta. È ben degno da riflettere ed ammirare il nuovo spettacolo, che ci presenta questo scisma, tra Papa Urbano e Clemente, dando un Papa per Re a Napoli Carlo di Durazzo, ed un altro Luigi d'Angiò fratello di Carlo V Re di Francia; ma ciò che merita maggior riflessione come cosa ben singolare e nuova si è, che Clemente VII per maggiormente interessar Luigi a' danni di Urbano, ed opporgli un Principe, che avesse un nuovo titolo di scacciarlo dallo Stato istesso della Chiesa romana, posseduto allora da Urbano, non ebbe difficoltà con sua Bolla d'ergere lo Stato romano in Regno, che chiamollo, Regnum Adriae, ed investirne Luigi, e suoi eredi, e successori. Questo nuovo Regno era composto di tali province, come si legge nella Bolla sud. §. 3. Videlicet, Provincias Marchiae Anconitanae, Romandiolae, Ducatus Spoletani, Massae Trabari nec non Civitates Bononiam, Ferrariam, Ravennam, Perusiam, Tudertum, cum eorum omnibus Comitatibus, territoriis et districtibus, et omnes alias et singulas terras, quas ad praesens habere debemus, per quoscumque et quacumque auctoritate possideantur, seu detineantur ad praesens, exceptis, dumtaxat, urbe Roma cum ejus districtu, et Provinciis Patrimonii S. Petri in Tuscia, Campania, et Maritima, ac Sabina, seu Rectoratibus dictarum Provinciarum (per Rectores regi solitis) quae terrae specialium commissionum vocantur, nostrisque successoribus, et Romanae Ecclesiae, expresse et specialiter retinemus, in unum Regnum erigimus ipsas provincias, et Civitates cum earum comitatibus, districtibus seu territoriis, dignitate Regia decoramus, ac Regnum Adriae ordinamus, statuimus, et decernimus perpetuo nuncupari. Di questo Regno ne fu investito Luigi, creandolo Re d'Adria, regolando Clemente i gradi, il sesso e l'ordine della successione, per tutti i suoi posteri e discendenti. Questa Bolla fu spedita in Aprile del 1382 primo anno del suo Pontificato in Sperlonga della diocesi di Gatta, ove Papa Clemente allor dimorava, la qual ebbe dalla Regina Giovanna per suo asilo, e ricovro. Giovanni Ludewig, come monumento molto singolare, tratta dal Codice di Leibnizio, part. 1 Codicis jurisgentium n. 106 pag. 239 volle anch'egli imprimerla tra le sue Opere Miscelle, Tom. 1 lib. 1. Opus. 1. Cap. 4 §. 6. pag. 108 della quale non si dimenticò Lunig, il qual pure tutta intera l'inserì nel suo Codice Dipl. Ital. Tom. 2 pag. 1167).