Ebbe gran pensiero di tener Napoli abbondante, non solo di cose necessarie al vitto, ma allo splendore ed ornamento della città. E perchè concorsero per ciò Mercatanti d'ogni nazione con loro mercatanzie, per molto che ella si fosse trovata in bisogno, mai non volle ponere sopra i Mercatanti gravezza alcuna, come si suole da' Re che sono oppressi da invasioni e da guerra. Restano ancor oggi i segni della providenza che usò, che i forastieri al suo tempo stessero ben trattati e quieti; perocchè ordinò la Ruga Francesca e la Ruga Catalana, acciò che stando quelle nazioni separate, stessero più pacifiche. Fece tra 'l Castel Nuovo e quello dell'Uovo una strada, per Provenzali, che ora resta disfatta, per essere occupata dall'edificio del palazzo regio, e fece la loggia per gli Genovesi, ove oggi è sol rimasto il nome. Fu nel vivere modestissima, e di bellezza più tosto che rappresentava maestà, che lascivia o dilicatura: ed in somma fu tanto graziosa nel parlare, sì savia nel procedere, e sì grave in tutti i gesti, che parve ben erede dello spirito del gran Roberto suo avolo.
FINE DEL LIBRO VENTESIMOTERZO.
STORIA CIVILE
DEL
REGNO DI NAPOLI
LIBRO VENTESIMOQUARTO
Stabilito nel Regno Carlo III di Durazzo per la rotta data al Principe Ottone, e per la cattività del medesimo e della Regina, subito tutti i Baroni mandarono a dargli ubbidienza eccetto tre Conti, quello di Fondi, il Conte d'Ariano e l'altro di Caserta, i quali ostinatamente seguir vollero le parti della Regina: ma Carlo poco curandosi di loro, attese a purgare il Regno, cacciandone tutti i soldati stranieri che aveano militato per la Regina; poi per ordinare le cose di giustizia, mandò Governadori e Capitani per le province, e per le Terre della Corona. Era allora in grande stima il Conte di Nola Orsino, il quale persuase al Re, che chiamasse il Parlamento generale per lo mese d'aprile del seguente anno 1382 per trattare d'imporre un donativo, e 'l Re che ben conosceva esser necessario di fare qualche provisione, poichè sin d'allora si prevedeva, che il Duca d'Angiò adottato dalla Regina non avrebbe voluto abbandonare le sue ragioni, mandò per lettere chiamando tutti i Baroni a Parlamento; e per mantenersi l'amicizia di Papa Urbano, fece pigliar prigione il Cardinal di Gifoni creato da Clemente, e fece menarlo a Santa Chiara, dove fattogli spogliar in pubblico l'abito di Cardinale, e toltogli il cappello di testa, fece tutto buttare nel fuoco, che s'era perciò fatto accendere in mezzo della Chiesa; fecelo anche abiurare e confessar di sua bocca che Clemente era falso Papa, ed egli illegittimo Cardinale, e da poi fece restituirlo in carcere, riservandolo all'arbitrio di Papa Urbano[241].
Nel mese di novembre seguente, venne Margarita sua moglie, co' piccioli figliuoli Giovanna e Ladislao, e nel giorno di Santa Caterina con grandissima pompa fu coronata ed unta, e menata, secondo il costume, per la città sotto il baldacchino. E per levare in tutto una tacita mestizia che si vedeva universalmente per Napoli, per la ruina della Regina Giovanna, si fecero per più dì grandissime feste, giostre e giuochi d'arme, ne' quali il Re armeggiò più volte con molta lode; poi ad emulazione di Re Luigi di Taranto, volle istituire un nuovo ordine di Cavalieri che intitolò la Compagnia della Nave; volendo alludere alla nave degli Argonauti, affinchè i Cavalieri che da lui erano promossi a quell'ordine, avessero da emulare il valore degli Argonauti.
Venne in questo tempo il dì del Parlamento generale, nel quale adunati tutti i Baroni in Napoli, il Conte di Nola per vecchiezza e per nobiltà, e molto più per lo gran valore di Roberto e Ramondo suoi figliuoli, d'autorità grandissima, propose che ogni Barone ed ogni città suggetta alla Corona dovesse soccorrere il Re con notabil somma di danari, e per dare buon esempio agli altri, si tassò egli stesso di diecimila ducati; e perchè pareva pericoloso mostrare mal animo al nuovo Re, che stava ancora armato, non fu Barone, che rifiutasse di tassarsi, tal che si giunse sino alla somma di trecentomila fiorini, e celebrato il Parlamento, presero licenza dal Re tutti i Baroni, promettendo di mandare ogn'uno quel tanto che s'era tassato, e pareva con quel donativo, e con l'amicizia del Papa che Re Carlo potesse fortificarsi nel Regno, e temer poco l'invasione, che già di giorno in giorno si andava più accostando.
CAPITOLO I. Origine della discordia tra Papa Urbano, e Re Carlo. Entrata nel regno di Luigi I d'Angiò, e sua morte. Carlo assedia in Nocera Urbano, il quale coll'aiuto de' Genovesi, e di Ramondello Orsino, e di Tommaso Sanseverino scampa e fugge a Roma.
Papa Urbano dappoichè vide Re Carlo stabilito nel Regno, e che si tardava d'adempire il concordato fra loro, quando gli diede l'investitura, non volle aspettar più; onde gli mandò un Breve, esortandolo, che poichè le cose del Regno erano acquistate, dovesse consegnare a Butillo la possessione del Principato di Capua e degli altri Stati che gli avea promessi; ma il Re non si poteva in niun modo inducere a dismembrare la città di Capua dalla Corona, e però dava parole, menando la cosa in lungo, donde cominciarono fra loro quelle dissensioni, che poi risultarono in guerre aperte, con molta ruina e calamità del Regno; poichè Urbano vedendosi a questo modo deluso, cominciò a pensare di cacciar ancor lui dal Regno; e per avere un più numeroso partito, fece nuova creazione di Cardinali, tra' quali creò Pietro Tomacello di Napoli.
Ma mentre queste cose si facevano in Italia, Luigi Duca d'Angiò senza contrasto alcuno s'insignorì del Contado di Provenza, nel che ebbe i Provenzali favorevoli, i quali ubbidendo a quanto la Regina Giovanna avea loro comandato, non vollero riconoscere per lor Sovrano Carlo, ma sì bene Luigi, il quale favorito anche da Clemente fu da costui, approvando l'adozione della Regina, investito del Regno, e fatto gridare in Avignone Re di Napoli, con sovvenirlo ancora di buona somma di fiorini, e sperava che calando Luigi potente, non solo avrebbe ricuperata l'ubbidienza del Regno di Napoli, ma anche di tutta Italia.