§. I. Spedizione del Re Ladislao sopra Roma.
La morte di Papa Bonifacio liberò Ladislao da tutte quelle promesse che gli avea fatte, e dal rispetto che gli portava, come suo gran fautore ed amico. Avrebbe questo Pontefice lasciato di se pel suo valore gran nome; ma il soverchio amore, che portava a' suoi, oscurò la di lui fama essendo arrivato, come scrive il Platina, insino a donar a' parenti le indulgenze plenarie, acciocchè le vendessero: questa impietà però ebbe poi molto vicina la punizione, perchè avendo Andrea suo fratello Duca di Spoleto e Giovanni Conte di Sora e di Alvito, fatto avere molte altre Terre a diversi altri suoi parenti, ne furono in brevissimo spazio privati, rimanendo in grandissima povertà.
Rifatto in suo luogo da' Cardinali Cosmato Migliorato da Sulmona Cardinal di Santa Croce che si fece chiamare Innocenzio VII si mostrò poco amico di Ladislao; questi all'incontro poco stimandolo, e vedendosi pacifico possessore del Regno, e non distratto in altra guerra, com'era di natura inquieto e cupido d'imperio e di gloria, deliberò d'insignorirsi di Roma. Il tempo non poteva essere più opportuno; poichè i Romani attediati per lo lungo scisma, e per l'odio che aveano portato al Pontefice Bonifacio, e portavano ad Innocenzio, per molti che ne avea fatto morire, eccitarono nel principio del suo Ponteficato gran turbolenze in Roma: poichè avendogli dimandato, che fosse loro restituita la libertà del Campidoglio e che avesse proccurato togliere lo scisma, Innocenzio sdegnato di tanta insolenza, chiamò Lodovico Marchese della Marca suo nipote, con molta gente per far de' Romani vendetta. Il Popolo si levò a rumore, e chiamò Ladislao in suo soccorso: tosto il Re venne a Roma, onde Innocenzio fu costretto uscire insieme col nipote dalla città e ricovrarsi a Viterbo. Ladislao ottenuta Roma, passò in Perugia, e l'occupò; ma i Romani in un subito rivoltatisi, richiamarono il Pontefice, e le genti del Re furono discacciate da Paolo Orsino. Intesa da Ladislao la leggerezza de' Romani, pien di stizza, lasciando ogni cosa in abbandono, ritornò nel Regno, per ordinare un poderoso esercito e prenderne vendetta; ma mentre il Re era tutto inteso a questa espedizione. Papa Innocenzio a' 6 novembre di quest'anno 1406 se ne passò a miglior vita.
(Prima di morire Innocenzio in quest'istesso anno 1406 nel mese di agosto si stabilì pace tra Ladislao ed Innocenzio; l'istromento della quale si legge presso Lunig[259]: anzi nell'istesso tempo Papa Innocenzio creò Ladislao difensore della Sede Appostolica e Confaloniere della Chiesa romana, il cui Breve si legge pure presso Lunig.[260]).
Il Re di Francia, che tuttavia proseguiva nell'impegno di far cessare lo Scisma, proccurava di non far seguire nuova elezione; ma i Cardinali, che ubbidivano ad Innocenzio, trovatisi in Roma, in vece di sospendere l'elezione, immantenente a' 30 dello stesso mese elessero Angelo Cornaro Veneziano, che prese il nome di Gregorio XII. Tutti questi Cardinali prima dell'elezione aveano firmata una scrittura, colla quale s'impegnavano, che colui fra loro che fosse eletto rinunziarebbe il Pontificato, purchè dal canto suo facesse l'istesso Benedetto, e' suoi Cardinali, per proceder poi d'accordo all'elezione d'un legittimo Pontefice. Gregorio XII protestò di esser pronto a rinunziare, se lo stesso avesse fatto il suo Competitore. Il Re di Francia s'impegnò per far riuscire la rinunzia de' Contendenti, ma nè l'uno, nè l'altro aveano intenzione di farla, e la sfuggivano con finte proposizioni d'affettamento. Si convenne alla perfine dall'una, e dall'altra parte di portarsi in Savona per trattare l'unione. Vi andarono Benedetto e' suoi Cardinali, ma Gregorio ancorchè uscito di Roma per andarvi, sfuggiva con varie scuse la conferenza. Di questi imbarazzi approfittossi assai bene Ladislao, poichè quando vide in questo nuovo anno 1407 uscito di Roma il Papa, avendo intanto unito un esercito di quindicimila fanti, s'avviò verso Roma e mandò molte navi cariche di vittovaglie per l'esercito suo, con alcune Galee, che guardassero la foce del Tevere, per non farvi entrar vittovaglia in sussidio di Roma. Era allora in guardia di questa città Paolo Orsino uomo di molta autorità e molto amato e stimato da' Romani per la grande opinione, che si avea del valore suo. Costui con duemila cavalli e co' cittadini abili a maneggiar l'arme si pose a difesa della Patria, e poste ne' luoghi opportuni le guardie necessarie, tolse la speranza al Re di potervi entrare per forza; ma essendo le galee nel Tevere, ed avendo il Re pigliate tutte le castella della Teverina, e facendo con gran diligenza guardare, che per lo fiume non potesse a Roma scendere cos'alcuna da vivere, fu stretto di render se e la città al Re con onorate condizioni, e nel dì di S. Marco 25 aprile di quest'anno 1408 Ladislao entrò come Signore a Roma sotto il Baldacchino di panno d'oro portato da otto Baroni Romani, ed andò per quella sera al Campidoglio.
Il dì seguente un Fiorentino, che tenea il castello di S. Angelo per Papa Gregorio, patteggiò di renderlo, e n'ebbe Quarata, buona Terra in Puglia, e 'l Re passò ad abitar nel palazzo di S. Pietro in Vaticano. Fece Castellano Riccardo di Sangro e Senatore Giannotto Torto Barone di molte Terre in Abruzzo e stette in Roma fin a' 25 di luglio. Ecco come Ladislao si rendesse Signore di Roma. Egli fu il primo, che ai suoi titoli volle anche aggiunger questo di Re di Roma: onde è, che leggiamo ne' suoi atti, e diplomi Rex Romae, titolo che per l'addietro nè i Goti, nè i Longobardi, nè i Franzesi, ancorchè Re d'Italia, osarono di prenderlo, chi per riverenza, chi per timore degli Imperadori d'Oriente, i quali n'erano i loro Signori.
Ma Ladislao tirato forse, come dice il Costanzo, dall'amor delle donne, non volle più trattenersi in Roma e se ne ritornò in Napoli, ove si trattenne tutta l'està in piaceri e feste; e mentr'egli così lussureggiando trascurava mantenere questo nuovo acquisto, gli venne nuova che Roma era ribellata, perchè Paolo Orsino, parte sdegnato, che avesse anteposto Giannotto a lui nell'Ufficio di Senatore, parte non potendo soffrire, che Giannotto usasse molto rigore contra i Romani senza far conto di lui, indusse il Popolo romano a pigliar l'armi, ed andar al Campidoglio a far prigione il Senatore, ed egli co' suoi ruppe i Capitani del Re, che givano per soccorrer il Senatore, con morte di Francesco di Catania Nobile di Capuana, e di molt'altri buoni soldati, sicchè per tutto fu gridato: Viva la Chiesa Romana e muojano i Tiranni; essendosi le genti del Regno ritirate senza far altro contrasto. Di questa nuova sentì il Re grandissimo dispiacere; ma essendo prossimo il verno, non pensò fare per questo anno altro movimento.
§. II. Concilio convocato a Pisa per torre lo Scisma che ebbe infelice successo.
Mentre queste cose succedevano in Italia, il Re di Francia non tralasciava l'impresa di far rinunziare i due Contendenti, perchè si fosse eletto un legittimo Papa; ma Gregorio non voleva sentir parola di cessione, onde i suoi Cardinali sdegnati per la sua condotta, l'abbandonarono, si portarono in Pisa, e si appellarono delle sentenze ch'e' pronunziò contro di essi al futuro Concilio; ma non per tutto ciò astenevasi Gregorio di continuare i suoi procedimenti contro i medesimi. Dall'altra parte il Re di Francia fece dire a Benedetto che assolutamente voleva ch'e' rinunziasse ed acconsentisse all'unione, altrimenti si sarebbe sottratto dalla sua ubbidienza: ma Benedetto ostinato non men che Gregorio, stese subito una Bolla fulminante contro la sottrazione e la inviò in Francia. Vi fu mal ricevuta, e coloro che l'avevano portata furono arrestati ed ignominiosamente trattati; la Bolla fu lacerata ed in Francia fu pubblicata la neutralità. Benedetto ch'era in Avignone si ritirò in Aragona. Gregorio per dimostrare che non era per lui mancata l'unione, cominciò a discolparsi, e scrisse una lettera circolare, imputando a Benedetto la cagione perchè l'unione non fosse stata conchiusa, e convocò un Concilio in Aquileja. Benedetto che s'era ritirato in Aragona, fece la stessa protestazione, ed adunò un altro Concilio in Elba vicino a Perpignano. I Cardinali dell'uno e dell'altro partito, vedendo che per questa divisione parea che la Chiesa di Dio stesse senza Papa, perchè si faceva poco conto dell'uno e meno dell'altro, e lo Stato della Chiesa era occupato da diversi Tiranni, avuta fra loro secreta intelligenza, convocarono ancor essi un altro Concilio in Pisa. Così in quest'anno 1408 tre Concilj furon convocati il primo in Perpignano dalla Bolla di Benedetto che fu il più sollecito di tutti: il secondo in Aquileja dalla Bolla di Gregorio spedita a' 2 di luglio, per la quale s'intimava l'apertura del Concilio per la Pentecoste dell'anno seguente; ed il terzo in Pisa dalle lettere de' Cardinali d'amendue i partiti spedite in Livorno il dì 26 giugno, per le quali s'intimava l'apertura del Concilio a Pisa per lo dì 26 marzo dell'anno seguente. Benedetto fu il più sollecito, e fece cominciare il suo Concilio il primo di novembre. Vi si trovarono i Vescovi di Castiglia, di Aragona, di Navarra, e molti altri Prelati di Francia, di Guascogna e di Savoja in numero di 120 senza comprendere i quattro Arcivescovi onorati con titolo di Patriarchi. Quando si venne al punto dello scisma, i Vescovi per la maggior parte si ritirarono da Perpignano, e 'l Concilio si restrinse al numero di 18, i quali riconobbero Benedetto per legittimo Papa; lo consigliarono però di proccurare l'union della Chiesa per via di rinunzia, in caso che il Competitore rinunziasse o venisse a morte, ovvero fosse deposto; e d'inviar Legati a' Cardinali ch'erano in Pisa con piena potestà di stabilire il trattato.
Mentre ciò facevasi in Perpignano, i Cardinali dei due Collegi pensavano con serietà ad impegnar tutti i Principi a riconoscere il lor Concilio e ad approvare quanto avessero fatto. Aprirono dunque il Concilio il dì 25 marzo dell'anno 1409 giorno prefisso per l'apertura. Primieramente il Concilio citò Pietro di Luna ed Angelo Cornaro, che si dicevano Papi, e non essendo comparito alcuno, il Concilio gli dichiarò contumaci. Pronunziò, che il Collegio de' Cardinali unito avea potuto convocare il Concilio, e che il Concilio generale poteva procedere ad una sentenza diffinitiva. Comandò poi la sottrazione d'ubbidienza a' due pretesi Papi: ed infine dopo aver prese le informazioni sopra la loro condotta, gli dichiarò decaduti dal diritto che pretendevano al Pontificato, e gli depose con deffinitiva sentenza. I due Collegi de' Cardinali procedettero poi all'elezione d'un legittimo Pontefice, secondo il decreto del Concilio, ed elessero Pietro Filargio di Candia, nomato il Cardinal di Milano, dell'Ordine de' Frati Minori che prese il nome di Alessandro V. Egli presedette alle sessioni seguenti del Concilio che terminò il dì 7 agosto di quest'anno 1409. Era composto di 22 Cardinali, di 4 Patriarchi, e di 12 Arcivescovi, di 67 Vescovi in persona, di 75 Deputati, d'un grandissimo numero d'Abati, di Generali, di Procuratori d'Ordini, di Deputati de' Capitoli, e di 67 Ambasciadori di Re e d'altri Principi sovrani.