Il Concilio di Costanza rimediò ancora a' disordini preceduti delle nostre Chiese; poichè, per lo ben della pace e per togliere le dissensioni fra due partiti, sul dubbio di chi de' due Contendenti dovesse riputarsi il vero e legittimo Pontefice, e per conseguenza quali elezioni e provisioni da essi fatte dovessero rimaner ferme, previde che i Cardinali, Vescovi, Abati, Beneficiati e tutti gli Ufficiali delle due Ubbidienze fossero mantenuti nel possesso de' loro posti, e che le dispense, indulgenze e l'altre grazie concedute da' Papi delle due Ubbidienze, come pure i decreti, le disposizioni ed i regolamenti che avessero fatti, dovessero avere la loro sussistenza[317]. In cotal guisa rimasero le nostre Chiese in pace; siccome la Chiesa di Roma dopo l'elezione di Niccolò V insino alla fine di questo secolo fu in pace; ed i Pontefici furon da poi occupati più nelle guerre d'Italia, e nella cura di sostenere la lor potenza temporale, e di stabilire la propria famiglia, che negli affari ecclesiastici. Erano ancora occupati per cagion di coloro, che d'ordinario si portavano in Roma per le Canonizzazioni de' Santi: per ottener privilegi a' monasterj: per gli affari degli Ordini di tante e sì varie religioni: per ottener indulgenze e dispense: per le liti fra le Chiese e gli Ecclesiastici che si tirarono tutte a Roma, dove parimente si tirarono le collazioni di tutti i beneficj, colle riserve, grazie, aspettative, prevenzioni, annate e tutte l'elezioni de' Vescovadi e Badie, ed altre provisioni di beneficj; per i litigj fra Curati e Religiosi sopra l'amministrazione de' Sacramenti e sopra tante altre faccende; onde lor si diede occasione di stabilire tante Bolle e lettere, le quali col correr degli anni crebbero in tanto numero, che ora se ne veggono compilati ben cinque volumi, sotto il titolo di Bullario Romano[318].
§. I. Monaci e beni temporali.
Le nostre Chiese, durante il tempo dello Scisma, non fecero notabili acquisti di beni temporali, poichè l'Ordine chericale era in poco credito; anzi le ostinate guerre che insorsero, sovente obbligarono i nostri Principi, con permissione de' romani Pontefici, di dare a' loro beni guasti terribili, insino a venderli e impegnargli, ed a valersi, per gli stipendj de' soldati, de' loro vasi d'oro e d'argento. I Monaci vecchi avendo già perduto il credito di santità, non erano più riguardati. Tutta la devozion de' popoli era rivolta verso i novelli Ordini di nuove religioni, che s'andavano alla giornata ergendo; e siccome altrove fu osservato, nel Regno degli Angioini, i più accreditati erano i Mendicanti, e fra questi i più favoriti furono i Frati Predicatori ed i Frati Minori. La Regina Giovanna II in ammenda delle sue lascivie diedesi pure a favorirgli, e a disporre il suo animo ad opere di pietà. Oltre di aver fondato un nuovo ospedale nella chiesa dell'Annunziata di Napoli, dotandolo di ricchissime rendite, e d'aver ampliato l'ospedale e la chiesa di S. Niccolò del Molo, riparò in grazia de' Frati Minori il monastero della Croce di Napoli, ed ordinò che tutti coloro ch'aveano rubato in tempo suo e della Regina Margarita e di Ladislao suo fratello al Fisco regio, fossero assoluti, con pagar il due per cento delle quantità rubate ed occupate: ed a tal effetto avea posta una cassa dentro il monastero di S. Maria della Nuova, dove i ladri doveano portar il denaro, ch'ella avea destinato per reparazione di quel monastero[319]. Donò ancora al monastero di S. Antonio di Padova, ora disfatto, molti poderi, a contemplazione di Suor Chiara già Contessa di Melito; e confermò al monastero di S. Martino sopra Napoli, li privilegi e concessioni fatte al medesimo dalla Regina Giovanna I di governare lo spedale dell'Incoronata da lei fondato e dotato, facendo franca la chiesa e sue robe d'ogni ragion fiscale, affinchè gl'infermi fossero ben trattati; ora i beni donati e le franchigie concesse son rimase, ma lo spedale, come dice il Summonte[320], è dismesso; e dove si governavano gl'infermi, ora vi sono magazzini di vino.
Favorì ancora questa Regina Giovanni da Capistrano, Terra posta nell'Apruzzo Ultra, Frate Minore e discepolo di S. Bernardino di Siena, il quale datosi nella sua giovanezza agli studii legali, vi riuscì eminente e fu creato Giudice della Gran Corte della Vicaria; ma da poi abbandonando il secolo, si fece religioso di S. Francesco, e fu più celebre per le sue spedizioni, che per li suoi trattati di legge e di morale che ci lasciò, de' quali il Toppi[321] fece catalogo. Egli si fece capo d'una Crociata contro i Fraticelli e gli Ussiti, ed andò in persona alla testa delle truppe che guerreggiavano contro i Boemi. La Regina Giovanna gli diede anch'ella commessione di proibire ai Giudei del nostro Regno l'usure, e che potesse costringergli a portare il segno del Thau, perchè fossero distinti da' Cristiani. Fu ancor rinomato per lo spaventoso soccorso, che diede alla città di Belgrado assediata da Turchi, e per gli altri impieghi marziali, ch'ebbe in Ungheria, dove nell'anno 1456 finì i giorni suoi.
(La morte di Giovanni da Capistrano, secondo che rapporta Gobellino[322], bisogna riportarla ne' seguenti anni; poichè questi lo fa intervenire nel Concilio di Francfort, celebrato nell'anno 1454, scrivendo ancora, che le sue prediche poco profittarono nella guerra contro a' Turchi. Aderat et Johannes Capistranus ordinis minorum Professor vitae sanctimonia, et assidua verbi Dei praedicatione clarus, quem populi velut prophetum habebant, quamvis in bello contra Turcas suadendo paucum proficeret).
Un nuovo Ordine, che surse a questi tempi fra noi, diede occasione a nostri Principi Aragonesi, perchè non fossero riputati meno degli Angioini, di accrescere anch'essi gli acquisti de' Monaci. Fu questo l'Ordine di Monte Oliveto istituito in Italia da tre Sanesi, i quali ritiratisi nel contado di Monte Alcino a menar vita solitaria in un Monte chiamato Oliveto, essendo stati accusati al Pontefice Giovanni XXII come inventori di nuove superstizioni, fur costretti giustificare il loro instituto a quel Pontefice, il quale diede commessione al Vescovo d'Arezzo, nella cui Diocesi era Monte Oliveto, che prescrivesse loro la regola, colla quale dovessero vivere: il Vescovo gli fece vestire di un abito bianco, dando loro la regola di S. Benedetto; ed avendo essi edificato in quel Monte un monastero ch'ora è rimaso capo di questa Congregazione, fra poco tempo se ne edificarono in Italia degli altri: onde nel 1372 Papa Gregorio XI approvò il nuovo Ordine, e Martino V parimente lo confermò. In Napoli furono questi novelli Religiosi introdotti da Gurrello Origlia Cavalier di Porto, Gran Protonotario del Regno, e molto familiare del Re Ladislao, il quale nel 1411 dai fondamenti gli edificò chiesa e monastero, dotandolo di 133 once d'oro l'anno per vitto di 24 Monaci e 14 Oblati. Assegnò loro anche molti poderi e censi, e fra gli altri li feudi di Savignano, di Cotugno e di casa Alba nel territorio d'Aversa: li territorii d'Echia colle grossissime rendite che da quelli si traggono, non riserbandosi altro per se e suoi successori, se non che i Monaci gli dovessero ogni anno nel dì della Cerajuola, presentare un torchio di cera d'una libbra, in segno del padronato che e' si riserbava, come fondatore di quella chiesa[323].
Ma da poi ne' tempi de' nostri Re Aragonesi crebber assai più gli acquisti e le lor ricchezze; ed Alfonso II sopra gli altri affezionatissimo di quest'Ordine, gli arrichì estraordinariamente; poichè oltre d'aver loro donate molte preziose suppellettili e vasi d'argento, ed ingrandite le loro abitazioni, ed adornate con dipinture eccellenti, donò loro anche tre castelli cioè Teverola, Aprano e Pepona, con la giurisdizione civile e criminale. Ciò che fu imitato anche dagli altri Re Aragonesi, il Regno de' quali saremo ora a narrare:
FINE DEL LIBRO VENTESIMOQUINTO.
STORIA CIVILE
DEL
REGNO DI NAPOLI