Che quelli, che ottengono il privilegio di Cittadini Napoletani, abitando nelle Terre di dette Province, portassero ancora il peso di quelle.
Che tutte le scritture fatte fuori del Regno non s'eseguissero senza licenza del Vicerè; e diversi altri provvedimenti vi diede, che sono additati nella suddetta Cronologia fra le Prammatiche, che da questo Vicerè furono in vari tempi stabilite.
CAPITOLO II. Spedizione dell'Imperadore Carlo V in Tunisi: sua venuta in Napoli; e di ciò che quivi avvenne nella sua dimora e ritorno; e quanto da alcuni Nobili si travagliasse per far rimuovere il Toledo dal governo del Regno.
Intanto l'Imperador Carlo V, avendo racchetati, se non come volle, come potè meglio, i moti della Germania per la nuova eresia di Lutero, ed essendosi ritirata l'armata di Solimano da Ungheria in Constantinopoli, vedendo che non vi era più che temere in quel Regno, deliberò partir da Vienna, ove dimorava, per Italia, per indi poi passare in Ispagna, e nel cammino abboccarsi col Papa, siccome glie lo avea fatto intendere. Partì per tanto a' 4 d'ottobre dell'anno 1532 colla fanteria Spagnuola e la Cavalleria, lasciando la fanteria Italiana sotto il comando di Fabrizio Maramaldo per li bisogni, che potessero occorrere al Re de' Romani suo fratello[3]. Giunse Cesare in Mantoa a' 8 di novembre, ed abboccatosi col Papa in Bologna, (dove scoperse, che il Pontefice col nuovo parentado, avea col Re di Francia stretta anche una gran lega) coll'armata d'Andrea Doria, che a questo fine avea richiamato da Levante, passò in Ispagna, approdando in Barcellona nel mese d'aprile del nuovo anno 1533 ove fermossi.
Ma non potè quivi molto godersi della sua quiete; poichè l'Imperador Solimano avendo creato suo Ammiraglio il famoso Barbarossa, celebre Corsaro di mare, gli avea dato il comando d'un'armata di 80 Galee, per rimettere Ariendino Barosso, da altri chiamato Moliresetto, nella possessione del Regno di Tunisi, e scacciarne Muleasser suo fratello, e nel passaggio assaltare la Sicilia e la Calabria. Ed in effetto nella primavera del seguente anno 1534, apparecchiandosi alla venuta, ed uscito da' suoi Porti, passò poi nella fine di luglio il Faro di Messina dove brugiò alcune navi, e approdato in Calabria, saccheggiò S. Lucido, senza lasciarvi persona. Brugiò il Cetraro de' Monaci Cassinensi, con sette Galee, che ivi si facevan fabbricare dal Toledo: e passando a vista di Napoli, con più paura che danno della Città, mise la sua gente in terra nell'isola di Procida, saccheggiando quella Terra. Nè contento di questo, assaltò poi all'improvviso Sperlonga, facendo quivi moltissimi schiavi, e mandò gente per insino a Fondi per sorprender D. Giulia Gonzaga, e presentarla a Solimano, la quale per la gran fama della sua bellezza sparsasi da per tutto, era venuta anche in desiderio a quel gran Signore. Fondi fu saccheggiata, e D. Giulia appena ebbe tempo di salvarsi quella notte sopra un cavallo in camicia, come si trovava[4]. Allora fu, che i Napoletani per reprimere tant'orgoglio di Barbarossa, e liberar le marine del Regno dall'invasione de' Turchi, ragunati in pubblico Parlamento, a' 20 agosto, nel Monastero di Monte Oliveto, fecero un altro donativo a Cesare di ducati centocinquantamila, pagandone i Baroni cinquantamila e gli altri cento il Regno[5].
La medesima disgrazia intervenne a Terracina, con tanto timor della Corte di Roma e de' Romani, che si credette, che se fossero andati innanzi, sarebbe stata abbandonata quella Città. Il Pontefice Clemente, che trovavasi allora gravemente travagliato con dolori di stomaco, non potendo più resistere all'infermità, finì i suoi giorni il vigesimo quinto di settembre di quest'anno 1534.
Morto lui i Cardinali la notte medesima, che si serrarono nel Conclave, elessero tutti concordi in Sommo Pontefice Alessandro della Famiglia Farnese, di Nazione Romano, d'età di 67 anni, Cardinal il più antico della Corte, ed uomo ornato di lettere, e d'apparenza di costumi. Furono in Roma fatte gran feste, per la letizia immensa, che n'ebbe il Popolo Romano, di vedere dopo 103 anni, e dopo tredici Pontefici, sedere in quel trono un Pontefice del Sangue Romano. Fu eletto li 13 d'ottobre, e coronato li 3 di novembre, e chiamossi Paolo II.
Intanto Barbarossa, voltando le prore indietro navigò verso Tunisi, ed avendo con inganno sorpresa quella Città, ne scacciò Muleasser, e ripose nel Regno Barosso, e fortificatolo ivi, fortificò parimente la Goletta, e vi pose buon presidio di Mori.
Considerando perciò Cesare, che se Solimano si impadronisse di quel Regno, passando sotto un Principe cotanto formidabile, sarebbe stato origine della destruzione del Regno di Sicilia e di Napoli, e di tutte le riviere del Mediterraneo insino alle Colonne d'Ercole, determinò sturbare il suo disegno; onde s'accinse per andare egli in persona a quella impresa. Spedì ordini per tutti i suoi Regni per arrolar gente; ed in Napoli per tutto quell'inverno non s'attese ad altro, che a questi apparecchi. Il Toledo fabbricò una Galea a sue spese per dar esempio agli altri, e fu imitato da molti. Il Principe di Salerno, il Principe di Bisignano, il Duca di Castrovillari, il Duca di Nocera, il Marchese di Castelvetere, e l'Alarcone Marchese della Valle, a loro spese, fecero lo stesso. Moltissimi Baroni e Cavalieri, sentendo, che a quest'impresa avea da venire in persona l'Imperadore, tutti si misero in ordine[6].
Entrato il nuovo anno 1535, ne' primi buoni tempi della primavera, il Marchese del Vasto, ch'era andato a Genova ad abboccarsi, per ordine dell'Imperadore col Principe Doria, tornò a Napoli con molte Galee e grosse Navi, e molta gente. Il Papa ajutò anche l'espedizione, ed avendo creato Generale della Chiesa Virginio Orsino, gli diede il comando di ventidue Galee, le quali parimente nel mese di maggio giunsero al Porto di Napoli.