Eug. Ecco la Milla che va in trionfo.
Lui. Davvero! Evviva la Milla guarita!
Tutti. Evviva! (l'Angiolina batte le mani e scavalla).
Mil. Eh, non c'è male no! che siamo di Befania?
Tit. Ora serrate l'uscio; badate che le finestre sian chiuse bene.
Mil. Ma per cosa m'avete presa? Non sto poi lì per l'appunto. È vero che nella convalescenza bisogna rigar diritto; ma io son di buon sangue, sapete? Eh! se io avessi avute tutte queste ubbie a' tempi de' tempi, ora non darei nè in tinche nè in ceci.
Eug. Hai ragione. Che cosa importa far tanti daddoli? Io sfiderei l'acqua e il vento anche quando avessi la febbre.
Mil. Oh! codesto passa la parte! È bene avvezzarsi svelti a ogni cosa; ma non bisogna lasciarsi andare allo sbaraglio come fanno gli sgangherati.
Sof. E poi, Eugenio ha un bel dire! e se gli viene un dolor di capo....
Eug. Ecco subito! a detta loro sarò un cancherino.